mercoledì 17 gennaio 2018

L'INTERVISTA DOPPIA-GIAPPA

L'INTERVISTA DOPPIA-GIAPPA

Giuseppe e Sabrina rispondono dal Giappone


Ragazzacci ma soprattutto ragazzacce, pazzi scocciati che leggete questo aborto di blog, parto di una notte insonne del sottoscritto dopo una cena a base di peperoni saggicce e ov (peperoni salsicce ed uovo, per chi non fosse avvezzo al dialetto abruzzese); spesso e volentieri mi chiedete molto sul vivere in Giappone, delle mie esperienze lì, del come, del quando, del perché...
I miei articoli generalmente parlano di questo e delle mie personali esperienze ma... cosa ne pensano gli altri italiani che vivono in Giappone?

Oggi vi presento Giuseppe e Sabrina, due ragazzi italiani (lui abruzzese e lei romana) che hanno abbandonato le sacre sponde italiche per trasferirsi in Giappone e cominciare una nuova vita, lasciandosi tutto e alle spalle e spalancando un portone di possibilità.
Due storie completamente diverse, con scenari differenti che però hanno permesso loro di vivere stabilmente in Giappone, di farsi una vita e soprattutto di trovare un buon lavoro, seppur in modi totalmente distinti.

Ecco a voi, ordunque, la prima (e forse unica) intervista doppia-giappa, fatta da me...
quindi fatta malissimo!


Giuseppe e Sabrina. Qui ritratti appena arrivati in Giappone.

Ciao, nome?
-Ciao! Mi chiamo Giuseppe, qui in Giappone soltanto “Peppe” per semplificarmi la vita...
-Sabrina

Età?
-Ho compiuto da poco 25 anni!
-33

In Giappone dal?
-Gennaio 2015, 3 anni esatti.
-2011 (ndr settembre)

Cosa ti ha avvicinato al mondo "Giappone" e perché proprio gli anime? 😏
-Sono convinto che a portarmi dove mi trovo adesso sia stata la ricerca della risposta a questa domanda. Devo ammettere di essere ancora molto confuso, da colpirmi da solo.
-Sicuramente la cultura che mi ha affascinato durante il mio primo viaggio a Tokyo. Niente manga o anime, se non i vecchi cartoni anni 80.

Com'è stato il primo impatto?
-Quello di un laureando in lingue orientali che dopo aver scalato il piedistallo per anni ed esser giunto all’obelisco di Balzar, si rende conto che il palazzo del Supremo è ancora molto in alto.
-Mi ha colpito il silenzio, la pulizia e l’ordine di Tokyo

Cosa ti piace di più del vivere qui?
-La sensazione che impegnandosi e migliorandosi gli obiettivi possono essere raggiunti.
-Ognuno si fa essenzialmente gli affari propri

Cosa ti piace meno?
-Le dodici ore di volo aereo che mi separano dall’Italia.
-La mancanza di contatto umano

Come si mangia?
-Piadina Akasaka! A soli 5 minuti a piedi dall’ uscita 1 della stazione metro di Akasaka a Tokyo, chiusa soltanto di Domenica! L’amico Mino è gentile e parla benissimo anche italiano!
-Benissimo!

Le ragazze sono davvero così carine come molti credono?
-Devo ammettere che non sono davvero così carine come pochi credono.
-Mah ci sono quelle carine ma come ce ne sono in Italia con la differenza che qua sono tutte piatte come tavole!

I ragazzi sono davvero così dolci e protettivi come si vede negli anime e nei dorama?
-Sono sicuramente molto dolci e protettivi con le ragazze che vedono negli anime e nei dorama!
-Ovviamente dipende dalle persone, ma sarà che a me i rammolliti da anime e drama non sono mai piaciuti

È vero che è più facile rimorchiare per gli stranieri?
-Mi permetto di allegare il link ad un breve articolo estremamente esplicativo su questo argomento:
www.therisingwasabi.com/sex-god-arrives-in-japan-doesnt-even/
-Per gli uomini stranieri sì, solo le donne giapponesi che devono sfoggiare il bellimbusto straniero. Non vale molto al contrario

È vero che i giappi ce l'hanno piccolo?
-Strano, ero sicuro di aver visto una domanda qui... passerò alla prossima!
-No comment

Sabrina vicino ad una zucca gigante con i punti neri,
 probabilmente residuo delle radiazioni di Fukushima

Hai avuto storie o relazioni con ragazzi/e giapponesi?
-はい!(ndr Sì)
-Qualcuna

È vero che la cultura è molto maschilista?
-Renho Murata è un segnale positivo verso il cambiamento! ...vero? (ndr Renhō è stata la prima donna a guidare uno dei maggiori partiti giapponesi nel 2016)
-Non nel mio caso però so di ragazze straniere con mariti giapponesi che ne risentono da quel punto di vista

...e razzista?
-Sarete stranieri dal primo all’ultimo giorno che passerete in Giappone!
-Non è detto, diciamo che sono diffidenti con gli stranieri a volte

I treni sono davvero così puntuali?
-È una cattiva abitudine che dovrete dimenticare quando tornerete in Italia...
-Direi di sì soprattutto paragonati a quelli italiani

Quanto è importante conoscere la lingua giapponese per vivere lì?
-Personalmente credo sia imprescindibile se si vuole vivere in Giappone, sebbene non sia indispensabile per certi tipi di lavoro.
-Molto! Non puoi vivere a pieno la cultura ed essere totalmente accettato se non dimostri di voler imparare la lingua 

...e l'inglese?
-Se vorrete socializzare con persone di nazionalità diversa da quella giapponese, direi che è proprio necessario!
-L’inglese è comodo ma se vai in Giappone devi essere disposto ad imparare il giapponese

È facile trovare lavoro in Giappone?
-Può sembrare molto difficile ma tra tutte le persone che ho conosciuto, quelle che veramente volevano rimanere, alla fine un modo per restare l’hanno trovato.
-Part time sì, full time con tanto di visto lavorativo non facilissimo ma possibile

Tu che lavoro fai?
-Per adesso il modello.
-Lavoro in un’agenzia di studio all’estero e mi occupo del lato marketing 

Come hai trovato il tuo lavoro?
-Ho incontrato un editore di una rivista di moda davanti la statua di Hachiko a Shibuya, ero arrivato da poche ore in Giappone, ed abbiamo iniziato una collaborazione mensile. È stata la prima di una lunga serie di opportunità che non mi sono lasciato scappare.
-Sono arrivata in Giappone per studiare giapponese tramite questa agenzia e il mio attuale datore di lavoro mi contattò per lavorare nella sua azienda.

Raccontaci la cosa più strana che ti è capitata lavorando in Giappone
-Gridare “Kamehameha” e “Makankosappo” davanti ad una telecamera in una piccola stanzetta buia mentre due serissimi produttori di videogiochi giapponesi giudicavano la mia performance.
-Non mi viene in mente nulla di strano. È il fatto stesso di lavorare con i giapponesi che è diverso dal nostro modo di lavorare 


Hai fatto altri lavori in Giappone?
-Ho lavorato per un breve periodo al ristorante di Armani a Ginza, accoglievo i clienti e li accompagnavo a tavola.
-Molti altri

È vero che in Giappone gli orari di lavoro sono estenuanti?
-La concezione che abbiamo noi italiani di lavoro è molto diversa da quella che hanno i giapponesi.
-Generalmente sì 

... e che bisogna avere un profondo e, delle volte, insensato rispetto per i superiori?
-Il profondo rispetto per il prossimo è quello che rende la società giapponese solida e vivibile a mio parere.
-Sì 

È vero che si possono prendere poche ferie?
-Non sono molto informato a riguardo, ma non credo di aver mai sentito parlare di questo tipo di problema qui!
-Solo 10 giorni all’anno per l’esattezza 

Si guadagna bene?
-Gli stipendi sono mediamente più alti di quelli italiani senza dubbio.
-3 volte più dell’Italia 

In rapporto all'Italia com'è il costo della vita?
-Qui a Tokyo costa tutto molto di più che altrove, fatta eccezione per manga e videogiochi! Evviva!
-Dipende dalle città ma non particolarmente più costoso 

Come sono gli italiani che vivono in Giappone?
-Ho conosciuto persone molto gentili ed interessanti che mi hanno sempre aiutato, direttamente ed indirettamente.
-Molti sono uomini in cerca di visto matrimoniale facile

Molti dicono che gli italiani in Giappone non sono solidali con i connazionali che vogliono trasferirsi lì. Vero o falso?
-Falso!
-Vero 

Alcune pubblicità di Giuseppe in giro per la città

Ti manca la tua famiglia?
-È il sacrificio principale che dovrà fare chiunque decida di trasferirsi cosi lontano da casa.
-Un po’ certo 

È vero che i giappi sono molto formali ed un po' freddi?
-Quando sono sobri.
-Sì ma è il bello della loro cultura 

È difficile conoscere nuove persone?
-Al contrario, è facile incontrare persone da ogni parte del mondo qui!
-Conoscerle no, mantenere le amicizie sì 

Cosa hai trovato qui che l'Italia non offre?
-Possibilità.
-Lavoro, indipendenza economica, rispetto delle regole, contratto di lavoro regolare

Quanto vorresti rimanere in Giappone?
-Fino a quando le mie possibilità saranno esaurite!
-Non so

Pensi mai di mollare tutto e tornare in Italia?
-Mi piacerebbe che il mio paese mi mettesse in condizione di poter un giorno fare una scelta del genere!
-È capitato ma non sono mica scema 

Cosa consiglieresti a chi vuole provare un'esperienza di vita in Giappone?
-Ci saranno moltissime occasioni in cui vorrete tirarvi indietro per timore o inadeguatezza. Non fatelo mai!
-Di farla che sia per breve o lungo tempo perché si cresce tanto e cambia sicuramente la vita e la visione delle cose 

Saluta i nostri lettori in giapponese
-チャオ!!!
-皆さん、ここまで読んでくれてありがとうございました。


Ringraziamo ancora Giuseppe e Sabrina che si sono prestati a questo mio capriccio: ciao grandi, ci vediamo presto per offrirvi una bevuta, ve la devo!
Per tutti voi altri, sapete cosa fare: come al solito, condividete, "piacete", mettete pollicioni 👍, schiacciate pulsanti a caso e fate tanto casino come piace a noi! Aiutate questo circo a sopravvivere.

martedì 16 gennaio 2018

HIGURASHI WHEN THEY CRY (by Xaldin03)



HIGURASHI NO NAKU KORO NI 

(Quando piangono le cicale) 




Higurashi conosciuto anche come “When they cry” è un anime del 2006 prodotto dallo studio DEEN di 26 episodi.
L’opera è tratta da una visual novel di successo per pc e successivamente per Ps2 e Ds; l’ultima versione è il remake dell’originale gioco pc sulla piattaforma multimediale Steam.

Andiamo con ordine: se qualcuno di voi non conoscesse le visual novel, trattasi di romanzi in forma di videogioco dove il testo procede facendo avanzare il racconto, mentre uno o più dei protagonisti  appaiono  sullo schermo cambiando espressione, abiti o condizioni fisiche a seconda di quello che viene narrato.
Questo modo di accompagnare il testo con immagini, suoni e musiche rende la lettura estremamente coinvolgente.
E per chi si volesse avvicinare ad Higurashi potrebbe essere un indimenticabile esperienza con momenti molto forti…

Differenze tra anime e versione PC

La storia ha luogo nel villaggio rurale di Hinamizawa (immaginario, ma basato su di uno realmente esistente, Shirakawa-go) e segue le vicende attraverso la persona di Keiichi Maebara, trasferitosi ormai già da un mese con la famiglia da Tokyo per il lavoro del padre, artista in cerca d’ispirazione.
Qui lo vediamo già perfettamente integrato nel nuovo ambiente e con i suoi abitanti, tanto da aver legato con 4 compagne di scuola, di età diverse, con cui condivide il tempo delle lezioni, il tragitto nel tornare a casa e tutta una serie di attività del club scolastico.


Infatti lo sprovveduto Keiichi viene coinvolto nei giochi di società, da tavolo o tradizionali che la leader del club e scaltra senpai Mion impone ad un entusiasta Rena, una timida Rika e ad un’impertinente Satoko.
Fin qui allo spettatore viene proposto un caleidoscopio di situazioni e luoghi che non hanno nulla di fuori dall’ordinario, una routine di momenti “slice of life”, siparietti comici e incontri spensierati.

Ma allora è uno slice of life? No…Decisamente no. Higurashi sfrutta questa narrativa per coinvolgere maggiormente lo spettatore. Ma è solo una maschera.
Si tratta di un horror, un thriller horror suddiviso in archi narrativi, capitoli di Domanda e capitoli di Risposta.
Higurashi No Naku Koro Ni infatti è la parte dei quesiti; per le risposte allo spettatore bisogna seguire anche la serie KAI.

La tecnica usata al giorno d’oggi per terrorizzare lo spettatore in un film di genere horror è basato su molti cliché: scene splatter utilizzate per l’intera durata della pellicola, modifiche grottesche con fotoritocco o digitali come nelle scene di possessioni o simili, “jumpscare telefonati” tramite cambi di enfasi nelle musiche o semplicemente scontati.
Quindi c’è da chiedersi, è possibile che l’anime riesca là dove film con investimenti di milioni non riescono?
Soprattutto se il mezzo stilistico scelto è quello di un disegno rotondo, morbido e “bambinesco”?

La risposta è sì, dannatamente SÌ.

Dopo un inizio calmo ed allegro lo spettatore viene catapultato in un vortice di mistero, paura, fino ad essere chiuso in un labirinto di follia senza apparente uscita, dove ogni risposta fa sprofondare sempre più negli oscuri recessi dello stesso.


                           
Piuttosto che utilizzare improvvisi spaventi, la transizione tra l’ordinario e il fuori dal comune avviene in modo subdolo, con piccoli dettagli disseminati qui e lì lungo il percorso.
La trama si intreccia e si contorce senza mai perdere completamente il filo, ma ricollegandosi in modi inaspettati, tra inquadrature e cambi d’atmosfera accompagnati da un sottofondo musicale, sinistro e freddo.
Per farvi capire meglio, durante la visione ci viene proposta  una scena allegra, comica, quasi demenziale; poi una parola o una frase fa calare il gelo; e poi una crescente tensione dove anche il luogo più tranquillo e solare diventa oscuro ed oppressivo, quando immancabilmente ci si accorge di quanto forte sia il canto... o pianto delle cicale.

In conclusione, Higurashi é un'opera che vi sorprenderà e che vi terrà incatenati davanti allo schermo, un lungo e tortuoso viaggio psicologico dove niente è ciò che sembra.
Al termine di tutto, non farete altro che chiedervi PERCHE'? PERCHE' STA SUCCEDENDO?
Non avrete risposte.
Non in questa prima parte.

VOTO: 8.5


Xaldin03


lunedì 8 gennaio 2018

LA MAGGIORE ETÀ IN GIAPPONE


LA MAGGIORE ETÀ IN GIAPPONE

Quando si diventa maggiorenni in Giappone? E come si festeggia?



In Giappone "l'età adulta" si raggiunge a 20 anni, e non a 18 come in Italia.
Strano se pensate allo sviluppo sociale dei giovani nipponici rispetto agli italiani: molto più precoce.
Infatti in Giappone i ragazzi vengono responsabilizzati sin dalle scuole primarie, a differenza di quello che accade in Italia (trovate qui l'articolo sulla scuola giapponese); ma per partecipare alla vita sociale ed entrare a far parte della società che conta ("il mondo degli adulti") devi aver compiuto 20 anni.
Oddio, anche il "compiere" è un po' un concetto in senso lato.
Per convenzione, ogni secondo lunedì di gennaio, tutti i nati dal 1° aprile dell'anno precedente al 31 marzo dell'anno in corso, festeggiano il Seijin no Hi (成人の日), ossia la maggior età.

Non più di 15 anni fa questa celebrazione era un atto formale e solenne, in cui ragazze e ragazzi indossavano i loro migliori kimono (in alcuni casi lo smoking o abito elegante per gli uomini) ed assistevano al benaugurante discorso delle istituzioni che li accoglievano in società.
Era un momento di profonda solennità e rispetto (verso tutti: autorità e ragazzi).




Così come sta mutando il Giappone, allo stesso modo sta mutando anche la società ed il Seijin no Hi non è stato risparmiato.
La solennità ha lasciato spazio alla baldoria e persino momenti ufficiali e formali, come il discorso delle istituzioni ai neo-maggiorenni, ora vengono del tutto ignorati o interrotti da canti, balli e schiamazzi

In città come Fukuoka o Kitakyushu, invece, il Seijin no Hi è diventato addirittura occasione per travestirsi, festeggiare e gozzovigliare; un po' come Halloween per intenderci.



A Chiba, città confinante con Tokyo, tutti i neo maggiorenni si riuniscono al Tokyo Disney Resort (sì, lo so, si chiama Tokyo Disneyland ma non si trova a Tokyo...) per festeggiare la maggior età usufruendo, quasi del tutto gratuitamente, delle attrazioni del parco divertimenti.




Solennità e serietà sostituite da festeggiamenti e baldoria.
Meglio? Peggio?

Vi lascio due commenti di due amiche giapponesi:

Rino (27 anni)
Si perde la tradizione ma ci si libera dai costumi imposti dalla società esprimendo la propria persona, prima che la rigida società nipponica la reprima nuovamente una volta entrati nel mondo del lavoro. Non ci trovo assolutamente nulla di male nel festeggiare un avvenimento così importante.

Maiko (32 anni)
Stiamo dimenticando le nostre tradizioni, ed il numero di ragazzi ubriachi che si mettono alla guida delle proprie automobili e che combinano guai, finendo persino in galera durante i festeggiamenti del Seijin no Hi, sta crescendo a dismisura. Inoltre è molto irrispettoso interrompere il discorso del sindaco o delle autorità schiamazzando ed urlando.


Ad ognuno la propria opinione...

domenica 31 dicembre 2017

IL CAPODANNO GIAPPONESE


IL CAPODANNO GIAPPONESE

Tradizioni ed usanze del capodanno in Giappone



La festività più importante in Giappone è sicuramente il capodanno.
Si potrebbe tranquillamente dire che quello che per noi è il Natale, corrisponde al capodanno giapponese.
Cenoni, abbuffate, celebrazioni, giochi, fuochi pirotecnici.
Mentre il Natale in Giappone è molto soft (trovate qui l'articolo), il capodanno è una celebrazione continua ed anche molto sentita che dura per ben 3 giorni.
Il Giappone è uno dei pochi paesi dell'estremo oriente che festeggia il capodanno seguendo il calendario gregoriano; Cina, Korea, Vietnam ecc seguono il calendario cinese.
Questo accade dal 1873, anno in cui i giappi decisero che seguire il calendario cinese non fosse più cool, ma che i veri ganzi erano gli occidentali ed il loro calendario gregoriano.

Ma quindi, che fanno i giappi a capodanno?
Tutto comincia l'ultimo dell'anno, in cui ci si riunisce in famiglia o tra amici per salutare il vecchio anno ed accogliere il nuovo.
Si cena tutti insieme con un piatto particolare, il Toshikoshi-soba (年越しそば) che è una pietanza che da sempre in Giappone saluta il vecchio anno, in quanto i suoi kanji (ideogrammi) hanno anche significato di anno e di venire.

Toshikoshi-soba (年越しそば)

In Giappone l'orario della cena è intorno alle 18.00/18.30 ed una volta conclusa le scelte sono due: capodanno a casa oppure in piazza nelle grandi città, aspettando il countdown (un po' come in Italia insomma).
Per chi resta a casa, ad allietare la serata ci sarà il concertone di fine anno, il Kōhaku Uta Gassen (紅白歌合戦)!!!
Evvai!!!
Però invece che Giorgia, Gigi D'Alessio e la Tatangelo, ci saranno due squadre di cantanti (ogni anno scelti tra i più popolari ed in voga) che si sfideranno per la vittoria finale.
Anche se tutti credono che l'importane sia la celebrazione del nuovo anno e lo spettacolo da offrire, in Giappone tutto si riduce sempre ad una sfida ed ad una battaglia all'ultimo sangue: sguainate le vostre katane.
La squadra rossa, composta da cantanti donne, sfiderà la squadra bianca di cantanti uomini; e via a colpi di acuti e vibrati... e che vinca il migliore! Ma soprattutto, l'onta della vergogna e del disonore sommerga chi perderà!

Kōhaku Uta Gassen (紅白歌合戦)

Il "concertone" finirà qualche minuto prima della mezzanotte e tutti insieme si aspetterà l'avvento del nuovo anno. Scattata la mezzanotte e dopo aver visto i fuochi d'artificio, inizierà il rito dell' Hatsumōde (初詣). In cosa consiste?
Un po' come accade qui in Italia, in cui dopo la mezzanotte o nella mattinata di Natale (o pomeriggio per i ritardatari come me), i cristiani si recano a messa per celebrare il Santo Natale, allo stesso modo i giapponesi si recano nei templi shintoisti o buddisti per pregare e celebrare il nuovo anno.



Nei templi buddisti, allo scadere della mezzanotte, le campane suoneranno 108 rintocchi (じょやの鐘 joyanokane) a simboleggiare i 108 peccati originali della fede buddista, mentre in quelli shintoisti le persone si metteranno in fila per andare a pregare e per bere del sakè, offerto dalle miko dei templi (donne custodi dei templi shintoisti che aiutano i monaci shintoisti nella cura del tempio), segno di buono auspicio.
Capirete che, per forza di cose, la fila sarà ben più lunga nei templi shintoisti 😏 🍶
Ascoltare il rintocco delle campane o bere del sakè gratis?
Il sakè in questione però è molto dolce e non il classico sakè che trovate nei ristoranti giapponesi.

じょやの鐘 joyanokane, i 108 rintocchi

Miko 巫女, custode dei templi shintoisti

Un'altra usanza è quella di prostrasi, al mattino appena svegli, di fronte ai propri genitori, fratelli e sorelle, in segno di rispetto; ringraziando loro per la pazienza ed il supporto ricevuto durante l'anno passato e per raccomandarne altro per l'anno che sta cominciando.
In alcune famiglie sono solo i figli a genuflettersi nei confronti dei genitori, in altre lo fanno un po' tutti. La cosa varia da famiglia a famiglia e soprattutto da capo-famiglia a capo-famiglia. I più austeri e rigorosi non si inchineranno mai di fronte a moglie e figli, a differenza degli uomini più umili.

Finito il rituale dei vari ed infiniti inchini, tutti a tavola: se magna!
Saranno 3 giorni di cibarie e abbuffate che i giapponesi... mai in tutto l'anno!!!
Il cibo tradizionale del capodanno giapponese è l'Osechi-ryōri (御節料理, お節料理), una specie di contenitore laccato (tipo i classici bento box) con vari scompartimenti in cui saranno disposti diversi tipi di cibo.
Mare e montagna: quindi pesce ed alghe (mare) accompagnati da verdure di vari tipi e carne (montagna).

Osechi-ryōri (御節料理, お節料理)

L'usanza dell'Osechi-ryōri è davvero curiosa ed anche molto antica.
Il tutto viene preparato l'ultimo giorno dell'anno ed è composto da cibo che viene precedentemente essiccato; l'essiccazione in passato (prima dell'avvento dei frigoriferi) permetteva una migliore conservazione dei cibi; poi col passare del tempo la tradizione è rimasta.
Ora non tutti i cibi sono essiccati ma molti sono rimasti fedele alla tradizione.
Nell'Osechi-ryōri potete trovare: alghe kombu, orata, uova di aringa, umeboshi (prugne salate essiccate), patate dolci con castagne, salsa di soia, aragosta, ecc ecc

La peculiarità di questo piatto è che va consumato durante i 3 giorni di festività (questo spiega il perché dell'essiccazione), ovviamente accompagnato da altri piatti tipici quali: zuppe di miso bianco, soba, pesce, ecc.
Inoltre le bacchette usate per prendere il cibo dall'Osechi-ryōri non vanno mai lavate durante i 3 giorni, ed usate esclusivamente per portare il cibo dal contenitore ai piatti dei commensali. Questi mangeranno con delle bacchette di legno proprie in cui saranno incisi gli ideogrammi per augurare felicità e fortuna per l'anno che sta cominciando, ed in alcuni casi anche i propri nomi.

Bacchette beneauguranti per il capodanno giapponese

Altra usanza è quella dell'Otoshidama (お年玉) che consiste in una busta con dei soldi che gli adulti regaleranno ai bambini. Le banconote andranno piegate minuziosamente in tre parti e poi inserite in delle buste decorate (pochibukuro).

Pochibukuro

In passato i 3 giorni di festività del capodanno erano sacri; tutti gli esercizi commerciali rimanevano chiusi ed in pochi lavoravano. Poi, come sta succedendo anche in Italia, in cui si approfitta delle festività per fare shopping, si è cominciato a frequentare le zone commerciali anche nei giorni di festa e la macchina commerciale giapponese non si è fatta pregare: shopping buildings e centri commerciali aperti anche durante i festivi e, come sempre, la genialata tutta nipponica di creare ad arte un "acquisto" peculiare all'evento.

Come il pollo fritto a Natale o il cioccolato a San Valentino, ecco nascere il Fukubukuro (福袋): una busta della fortuna (detta anche lucky bag o mistery bag), chiusa e sigillata, in cui ogni negozio inserisce materiale random a prezzi scontati oltre il 50%. Gli acquirenti compreranno al buio a prezzi prefissati ed in super sconto. Nei negozi di abbigliamento, oltre al prezzo troverete specificata anche la taglia.

Ressa per l'acquisto di fukubukuro (福袋)

Non sarà raro vedere code chilometriche fuori dai negozi più popolari sperando nell'affare dell'anno.
Ovviamente i pezzi inseriti nelle "mistery bag" saranno oggetti in super saldo o di vecchie collezioni ma questo non fermerà i vogliosi acquirenti giapponesi, convinti di essere di fronte all'affare del secolo.
Per onor del vero ci sono molti negozi che creano davvero dei fukubukuro con ottime offerte a prezzi vantaggiosi; li riconoscerete per le lunghissime code all'ingresso (sin dalla notte precedente).

Fila di inizio anno per l'acquisto dei fukubukuro (福袋)

Il Fukubukuro darà poi il via ai saldi di gennaio, ai quali seguirà il Setsubun che preparerà l'arrivo di San Valentino, poi l'Hina Matsuri, ecc ecc... e la ruota economica giapponese continuerà a girare, sempre, in eterno.
Ma non c'è un solo criceto sulla ruota; i criceti sono tanti ed hanno gli occhi a mandorla.

domenica 24 dicembre 2017

VIVERE E LAVORARE IN GIAPPONE


VIVERE E LAVORARE IN GIAPPONE

Come fare per lavorare e vivere in Giappone? Che requisiti servono? Quali sono i mestieri più richiesti?



L'altro giorno dalla posta privata di Giapponiamo abbiamo ricevuto un messaggio di Cristian (grande Cristian! Lo salutiamo 👋) che mi chiedeva delle mie esperienze in Giappone e di come fare per vivere lì.
Ho preso spunto dalle sue domande per scrivere questo articolo, cercando di spiegare un po' come funziona la cosa.
Partiamo dalla domanda più gettonata:
è possibile vivere in Giappone?
Certo che è possibile ma dovete sapere che non è semplicissimo.

Come forse saprete il Giappone è un paese abbastanza chiuso verso gli stranieri e la sua politica immigratoria è molto severa.
Rispetto all'andare in Spagna, Germania, Francia o Inghilterra (pre-brexit) risulterà quindi molto più arduo.
Perché?
Per cultura, nazionalismo, società.
I giappi son fatti così.
Il loro ragionamento è il seguente: se un lavoro può farlo un giapponese, perché dovrei farlo fare ad uno straniero?
Questo vi mette immediatamente in una posizione di svantaggio rispetto ad un lavoratore giapponese: in Giappone l'importante è essere giapponesi.
Ma come vi dicevo all'inizio, è sí impresa difficile ma non impossibile.
Non demoralizzatevi!
In tanti ci riescono.


Ci sono molti modi per avere un visto in Giappone ma essenzialmente, i più comuni sono quello per lavoro, per studio e per matrimonio, oltre a quello turistico ovviamente, valido per soli 3 mesi e che non permette a chi ne è in possesso di lavorare.
Questi ovviamente non sono gli unici visti disponibili: ad esempio nell'ambito del visto per motivi di lavoro ne esiste uno per chi lavora nel mondo della moda (generalmente per modelli e modelle) ed è un visto particolare perché ti permette di lavorare solo in quell'ambito. Sono comunque visti rari e difficilmente li si riesce ad ottenere in Giappone; anche se ho sentito alcune storie di ragazzi e ragazze italiane, fermati per strada e messi sotto contratto come modelli; soprattutto a Tokyo (più difficile nelle altre città).

Partiamo dal visto lavorativo.
Prima cosa da capire: se volete vivere e lavorare in Giappone dovete offrire qualcosa che il Giappone richiede o che in Giappone scarseggia.
In molti partono per il Giappone con una laurea in lingue orientali e/o giapponese. Non una mossa vincente, visto che quello che andreste ad offrire come lavoratori sarebbe la conoscenza (sommaria) di una lingua che (indovinate un po'?) in Giappone parlano TUTTI!
Gli sbocchi lavorativi sono pochi e saturi: professore d'Italiano (mestiere ahimè sempre meno richiesto), guida turistica, traduttore...
Quello che sento di consigliarvi, da parte mia, è di andare in Giappone con un'altra qualifica.


Ah! Dimenticavo una cosa fondamentale. Per avere il visto lavorativo, in Giappone, serve la laurea. Senza, a meno che non lavoriate nella ristorazione (ma ne parlerò dopo) non andate da nessuna parte.
Purtroppo il nostro paese ha ancora numeri molto bassi per quanto riguarda i laureati: si conta infatti che solo il 26% dei giovani tra i 25-34 anni sia laureto (penultimi in Europa). Cifre vergognose se si paragona il dato con il 42% del Giappone e, considerando anche il fatto che il Giappone ha una popolazione doppia rispetto alla nostra, questo dato rende il gap ancora più preoccupante.
Ora, non voglio difendere l'Italia e gli studenti italiani ma, avendo avuto la fortuna di conoscere l'università sia in Italia che all'estero, posso assicurarvi che la nostra è effettivamente più difficile... ma soprattutto molto più obsoleta.
L'università giapponese non è affatto complicata; il difficile è entrarvi, in quanto il test d'ingresso è davvero arduo ma una volta dentro è una passeggiata.
Il 95% degli studenti giapponesi si laurea in corso, a differenza del 45% di quelli italiani.
Ora, voglio dire, siamo noi tanto capre oppure è la nostra università a non funzionare?
A voi la risposta...

Ma torniamo all'argomento principale, non fatemi divagare troppo.
Quindi, per lavorare in Giappone, la laurea è fondamentale.
Tra le lauree più richieste vi sono: infermieristica (pare che nessun giapponese voglia fare l'infermiere: turni massacranti e poche ferie), ingegneria, economia, e tutte quelle varie "scienze" che hanno a che fare con la finanza, la tecnologia, il web, i social, ecc ecc.
Non avete una laurea ma volete lavorare nella ristorazione?
Bene! Ma anche in questo caso i requisiti richiesti non sono banali: almeno 10 anni di esperienza lavorativa documentabile, attestati o diplomi, ecc.
Un escamotage per lavorare in Giappone è quello di aprire una propria attività: basta un investimento iniziale di "soli" 5 milioni di yen (al cambio odierno 37 mila €) ed un immobile che funga da ufficio amministrativo. Semplice no? 😨
Il visto lavorativo dura generalmente un anno (a meno di qualche rara eccezione) e va annualmente rinnovato con documenti che dimostrino che si è ancora assunti.


Quello che io vi consiglio, che poi sarà il secondo punto che andremo a trattare, è di cominciare con una scuola di lingua giapponese, ottenendo così il visto studentesco.

Pro:
  • vi permette di arrivare in Giappone senza la minima conoscenza della lingua (anche se personalmente, consiglio sempre un'infarinatura prima di partire)
  • inserendovi in una scuola farete molte nuove amicizie e conoscenze, sia giapponesi che internazionali
  • imparerete la lingua direttamente in Giappone con professori giapponesi, molto più velocemente di come fareste in Italia
  • avrete la possibilità di trovare dei lavori part-time per mantenervi negli studi (max 20 o 25 ore settimanali)
  • vi permette di ambientarvi in una nazione diversa dalla nostra nella quale potreste anche non trovarvi bene e, in tal caso, tornare in Italia velocemente, senza il problema di un lavoro da lasciare,di una casa in affitto, ecc...

Contro:
  • costo elevato (stiamo sui 10-15 mila € per 12 mesi)
  • finita la scuola dovrete essere voi a farvi in 4 (ma anche in 16) per trovare un datore di lavoro che possa farvi da garante per il visto lavorativo
  • difficoltà della materia (per arrivare ad un livello alto di conoscenza del giapponese servono dai 2 ai 5 anni, a seconda delle vostre capacità e del vostro tempo)

Questo comunque è il modo più semplice per mettere piede legalmente in Giappone, cominciare ad ambientarsi, conoscere la società, lavorare (anche se part-time), imparando nel frattempo la lingua.
Il visto studentesco varia a seconda del tempo in cui sarete iscritti alla scuola. Può essere di 6 mesi, 1 anno, 2 anni, ecc...



Un altro modo di ottenere il visto studentesco è tramite la propria università (internship, fellowship, scambi culturali) oppure iscriversi ad un dottorato in alcune università giapponesi. Annualmente escono dei bandi di concorso che potrete trovare sul sito dell'ambasciata giapponese in cui si offrono dottorati o periodi di studio in qualche università giapponese.
Se foste interessati vi consiglio di controllare periodicamente il sito, in modo da partecipare ad eventuali bandi di borse di studio annuali (tipo questa). Oppure in questi giorni vi è un bando per cittadini italiani (nati tra il 1996 ed il 2001) che vogliano studiare in un'università in Giappone e prendere lì la laurea (trovate qui la pagina).

Passiamo a quello che potrebbe sembrare il modo più semplice: il visto per matrimonio.
Bhè, come conoscere una ragazza giapponese ve l'ho già detto molte volte (trovate l'articolo qui) ma dovete sapere che non basta sposarvi per avere il visto.
Innanzitutto dipende dal luogo in cui vi sposerete: se Giappone o Italia, o addirittura estero.
Se vi sposate in Giappone, le cose saranno un po' più semplici (sto usando un eufemismo) perché comunque la burocrazia a cui dovrete fare riferimento sarà solo quella giappa. Se vi sposate in Italia, invece, dovrete avere a che fare con entrambe le burocrazie (in bocca al lupo!!!).
Rimane il fatto che non basta sposarsi per avere automaticamente il visto per matrimonio, ma il vostro partner giapponese dovrà anche essere in grado di dimostrare un reddito annuale tale da potersi permettere il vostro mantenimento. Questo non conta se già lavorate in Giappone ed avete un reddito alto; ma in questo caso vorrebbe dire avere già un visto di tipo lavorativo.
La cosa assurda è che il visto matrimoniale avrà una scadenza (annuale agli inizi, poi ogni 2 o ogni 5 anni) ed andrà rinnovato ad ogni scadenza.
Perché? Perché molti stranieri in passato si sposavano solo per il visto, per poi divorziare velocemente e rimanere in Giappone.
In questo modo invece dovrete garantire allo stato che la vostra unione è reale e che non avete solo cercato una scappatoia per aggirare le leggi ed ottenere il visto.
Addirittura subirete una sorta di interrogatorio al momento della prima richiesta di visto per capire come avete conosciuto la vostra partner, da quanto tempo, ecc ecc.


Questi sono gli unici modi legali per vivere e lavorare in Giappone. Di quelli illegali non parlerò perché non mi sembra proprio il caso ed inoltre non ho la minima intenzione di "inzozzare" il mio blog con simili argomenti...

Ci stavate davvero credendo?

Scherzavo... 😜

Esistono agenzie che in cambio di un lauto compenso vi organizzeranno un falso matrimonio per avere il visto. Roba che... ma dai! Non pensateci nemmeno!!!
Un altro metodo molto utilizzato è quello del fine settimana in Korea allo scadere del visto turistico.
Mi spiego meglio: il visto turistico permette una permanenza massima di 90 giorni in Giappone, scaduti i quali dovrete abbandonare il paese.
Inoltre il visto turistico non permette a chi lo possiede di lavorare, anche se alcune persone sfidano le leggi giapponesi e trovano dei lavoretti retribuiti in nero.
Rimane comunque il fatto che non si può stare in Giappone oltre la scadenza del proprio visto. Le leggi sono molto severe e le pene anche più.
Alcune di queste persone, in possesso di un mestiere retribuito in nero, alla scadenza del loro visto turistico di 3 mesi, lasciano il Giappone per andare qualche giorno in una nazione vicina (in genere la Korea) e per avere il visto rinnovato di altri 3 mesi al loro ritorno in Giappone.
Vi sconsiglio vivamente questo trucchetto per vari motivi: 
  1. anche se non espressamente vietato dalla legge, un funzionario doganale, potrebbe tranquillamente rifiutarsi di farvi entrare una volta scoperto il vostro trucchetto.
  2. se sarete respinti alla dogana verrete "gentilmente" accompagnati al primo volo diretto verso l'Italia con il divieto di poter mettere nuovamente piede in Giappone per anni.
  3. il costo del primo biglietto disponibile verso la vostra madrepatria sarà interamente addebitato a voi e se non avrete soldi per permettervelo, potreste anche passare qualche notte in cella, mentre il governo giapponese informerà l'ambasciata italiana della vostra detenzione.
  4. in Giappone non amano i furbetti all'italiana; tutt'altro! E vi assicuro che non è mai bello avere a che fare con le autorità nipponiche, che dei vostri diritti se ne sbattono ampiamente.

Una prigione giapponese. Se un appartamento vi
sembrerà piccolo, non vi auguro di provare una cella

Lo so!
Avrò sicuramente rovinato i sogni di molti ma vi avevo avvisato che non sarebbe stato facile.
Detto questo, per chiunque di voi fosse davvero intenzionato alla cosa, avrete sicuramente capito che è sí difficile ma non impossibile. Basta volerlo davvero, impegnarsi duramente e focalizzare l'obiettivo. In molti ci riescono! Geni? No, persone come voi che sapevano esattamente quello che volevano dalla vita.
E ragazzi... studiate! Sempre! Imparate, leggete, viaggiate, informatevi, e se volete lavorare in Giappone, prendete una laurea (qualunque sia).
Non permettete a chi vuole "gestirvi" di poterlo fare rendendovi ignoranti. Perché è questo che vogliono, sarà più facile per loro controllare chi le cose le ignora. Fate in modo di avere sempre voce in capitolo, e per far questo, l'unico modo è conoscere, sapere, aprire le vostre menti ed imparare!
La più grande arma di distruzione di massa è l’ignoranza.

Ma quanto caxxo sono profondo?