martedì 18 aprile 2017

I GIAPPONESI E LE TETTE

IL LORO AMORE SCONSIDERATO PER IL SENO ED I GIAPPO-TRUCCHI PER AUMENTARE LA TAGLIA


"Ricercatori" giapponesi hanno fatto una sensazionale scoperta su come far aumentare la taglia del seno



Non vi sarà sicuramente sfuggito, negli anime e nei manga, l'abbondanza e la prosperità del seno dei personaggi femminili; poi però, i fortunati di voi che avranno messo piede in Giappone, avranno notato una "sottilissima" discrepanza: le ragazze sono piatte!
Come il mare calmo, come la terra per i piattaformisti, come la Pianura Padana.
Piatte!
I campi da calcio di Holly e Benji sono meno piatti delle ragazze giapponesi.
Non parlo di tutte le ragazze, ovviamente, ma diciamo che è molto raro incrociare donne prosperose.

Curve di una ragazza giapponese... ah no! Questa è la Pianura Padana

E allora... perché questo amore smisurato per il seno?
Cos'è questa fissa?
L'uomo medio giapponese ha una insana predilezione per la ghiandola mammaria che nemmeno un lattante in astinenza da poppata.
Come spesso accade, la penuria fa aumentare il desiderio, e questo può anche essere facilmente capibile; inoltre in una società molto formale, in cui il nudo in tv è vietato, la libido ci mette un nanosecondo a schizzare a livelli da pervertito sniffa mutandine. Pensate che persino i porno sono offuscati con le malefiche nuvolette di pixel ingranditi! (Non fate finta di non sapere di cosa stia parlando, se siete portatori sani di pene, sapete benissimo a cosa mi riferisca, e questo fa di voi delle bruttissime persone! Se siete delle ragazze che "non guardano certe cose", chiedete ai vostri uomini, sapranno sicuramente delucidarvi a sufficienza).
Ma veniamo al punto dolente della questione: perché le ragazze giapponesi scarseggiano in misure?
Di chi è la colpa?
Della zio Sam? Delle multinazionali del porno?


Pare sia tutta colpa di un diabolico gene chiamato EDAR. Questa mutazione risalente addirittura a 35000 anni fa, avrebbe differenziato molto la razza asiatica da quella caucasica ed africana, fornendola di capelli più spessi, maggiori ghiandole sudoripare, particolare conformazione di occhi e naso, e seni più piccoli nelle donne. (Per chi fosse interessato, qui trovate la storia sugli occhi a mandorla)
Gioie e dolori. Dannato EDAR, avevi fatto tutto bene, non potevi sorvolare sulla storia del seno?

(Vi prometto che continueremo ad insultare malamente EDAR più tardi, ora torniamo a noi)

Capirete quindi che un paese dove un accenno di seno è considerato un décolleté alla Jessica Rabbit, abbia creato una schiera di ragazzi perversi, facilmente suscettibili al primo accenno di forma.
Da qui il desiderio di eroine di manga ed anime maggiorate, e la nascita delle nostre ragazze animate preferite: Nami e Boa Hancock di One Piece, Fujiko di Lupin III, Leafa di SAO, Nozomi di Love Live e così via.

Tappetino del mouse ergonomico... altro da aggiungere?

Ma il bello deve ancora venire!
Questi geni del male che non sono altro, hanno convinto l'intera popolazione femminile nipponica su una cosa che ha dell'incredibile.

Vi chiedo solo un attimo di concentrazione perché quello che state per leggere avrà ripercussioni serie sulla vostra stabilità psichica e fisica ed è talmente incredibile da mettere in dubbio le vostre stesse esistenze e le vostre credenze: sia scientifiche che religiose.

Dunque...
Le ragazze giapponesi sono convinte che...

...
...
...
...

...se un uomo palpeggia le loro tette, queste possono diventare più grandi!

...
...
...
...


SBAAAAAAAM!!! 💥💥💥💥


Maschio italico che fai tanto il figo in giro per il mondo, atteggiandoti a playboy del bel paese ed arcuando sopracciglia che manco le ali del gabbiano Jonathan... hai capito con chi hai a che fare, sì?
Gli uomini giapponesi hanno messo in mente all'intera popolazione femminile che: palpeggiandole, toccando i loro seni e strizzando le loro bocce, le ragazze avranno dei bonus di taglia!

92 MINUTI D'APPLAUSI 👏👏👏👏👏



Geni sconfinati del male che Dottor Male per cortesia scansate proprio!
La genialata va talmente tanto oltre che la cosa vale solo ed esclusivamente se è un uomo a toccar loro il seno, lo stesso non accade se a farlo è una donna.

OVAZIONE! 👏👏
GRANDI!!! IMMENSI!!! 👏👏👏

Il tutto correlato da spiegazioni scientifiche varie ed articoli su articoli. Addirittura tutorial!

MAESTRI! 👏👏

Hanno messo in mente alle donne che una buona stimolazione della ghiandola, associata ad un buon drenaggio linfatico ed alla produzione elevata di ormoni (causata dal tocco di un uomo e non di una donna) faccia crescere il seno di almeno una taglia.

GENI!!! 👏👏👏👏

Lo so che sembra che stia inventando tutto perché la cosa farebbe già troppo ridere così, ma no!
Lo sapete che mi piace andare a fondo sull'argomento e non contento vi posto dei link in cui le giappe dicono quanto vi ho appena raccontato.
Trovate gli articoli QUI e QUI. Sono in giapponese quindi se non conoscete la lingua dovrete affidarvi alla traduzione automatica di google oppure a quanto vi ho detto io.



Ed io stolto che ancora credevo che l'unico modo che avevamo noi uomini per far crescere il seno ad una donna era metterla incinta. Che idiota!
Palpatina is the new mastoplastica!

Comunque... BASTA!
Hanno decisamente vinto loro: su tutto.
Campioni indiscussi della razza umana.
Inchiniamoci!

Ora torniamo al problema principale e a quel maledetto gene mutato EDAR!
Credevi di averla scampata? Non ho ancora finito con te! So dove abiti!!!

sabato 8 aprile 2017

KANAMARA MATSURI: LA FESTA DEL PENE

KANAMARA MATSURI

Quando il pene diventa il protagonista di una festività



Esiste in Giappone una festa molto particolare in cui migliaia di persone si riuniscono ogni prima domenica di Aprile per inneggiare ed acclamare il pene.
Ebbene sì! Proprio lui. Il ciclope calvo, il fungo boletus rosa, il simpatico e primordiale organo di pensiero degli uomini, prima ancora del cervello.
L'uomo, si sa, prima di attivare delle connessioni neuronali cerebrali deve bypassare il proprio organo sessuale, altrimenti le due schede vanno in conflitto e sapete tutti come finisce... Vince il simpatico omino rosa.
Le donne invece non hanno questa fortuna e devono ragionare sempre e solo con un cervello. Deve essere davvero limitante. Ciù is megl che uan!



Fatto sta che ogni prima domenica d'Aprile, numerose famiglie e single giapponesi si riversano nelle strade di Kawasaki per festeggiare la fertilità, assistendo a sfilate di statue enormi a forma di pene, baldacchini con peni d'ebano, ragazze che cavalcano missili lignei di fallica forma manco fossero delle cavallerizze di un rodeo texano, centinaia di persone che degustano lecca lecca dalla forma ambigua (manco tanto!) e soprattutto lui, il mistico essere con la proboscide al posto del naso: il PENEFANTE.
Il penefante ha una certa età e si vede, ma lui se ne frega di ciò che pensa la gente e vaga tronfio per le strade di Kawasaki mostrando la sua proboscide rosa come a dire spavaldo "la mia è più grande".
Scene di ordinaria follia.

Il mitologico Penefante

In realtà la festa avrebbe anche un'origine abbastanza seria. Sebbene ad oggi sia intesa come celebrazione della fertilità e in moltissime vi si recano per pregare e chiedere una gravidanza, un dolce parto e l'armonia familiare, in passato era luogo di preghiera in cui, soprattutto le prostitute, invocavano la protezione degli dei verso le malattie sessualmente trasmissibili.
Ancora oggi nella scia di quelle antiche tradizioni l'incasso della festa viene devoluto alle associazioni per la lotta all'AIDS, ma la festa ha acquistato un aspetto molto più folkloristico e meno "spirituale".






Non vi è moltissimo altro da aggiungere sulla manifestazione, le immagini parlano da sole però, se doveste trovarvi in Giappone la prima domenica di Aprile, fossi in voi un salto ce lo farei pure.
Attenti a dove mettete i piedi però e, soprattutto, a chi date le spalle. Caxxi vostri!

mercoledì 5 aprile 2017

LA PROSTITUZIONE ED I CLUB PER ADULTI IN GIAPPONE

COME FUNZIONA LA PROSTITUZIONE?

Alla scoperta dei club per adulti che troverete solo in Giappone



Al giorno d'oggi, in Giappone, la prostituzione è illegale e severamente punita. 
In passato invece, era prassi comune accompagnarsi con prostitute ed intrattenersi in piaceri carnali fine a se stessi. 
Oggi la società è più pudica e meno incline a tollerare la cosa, anche se c'è tuttora una sostanziale differenza se ad infrangere la legge sono i giapponesi o gli stranieri. Diciamo che con i giapponesi si chiude facilmente un occhio, con gli stranieri invece, gli occhi sono ben spalancati.
Per non perdere quella gran fetta di mercato di consumatori nipponici che non hanno intenzione di infrangere la legge ma che amano accompagnarsi con ragazze e ragazzi di bella presenza, ecco che gli abili uomini d'affari giapponesi hanno inventato altre figure di intrattenimento.
Nascono così in Giappone gli Hostess Club, gli Host Club, i Pink Salon e le Soapland.

In passato le prostitute erano esposte dietro alle sbarre, perché letteralmente
proprietà del padrone del bordello. Un'immagine riscontrabile anche in molti zoo.

Cosa sono gli Hostess ed Host club?
Partiamo dalle prime: le hostess.
No! Non sono assistenti di volo.
Il termine hostess va inteso come assistente accompagnatrice; qualcuno che ti assiste e che si occupa di te.
Gli hostess club sono locali pieni di ragazze molto carine che intrattengono il cliente e si dedicano totalmente a lui, riempiendolo di mille attenzioni e lodandolo oltre il possibile. In cambio il cliente dovrà offrir loro da bere ogni volta che lo desiderano.
Tutto qui! Giuro.
Se poi i clienti si mettano d'accordo con alcune ragazze per avere degli "extra" dopo il loro turno di lavoro, non saprei...
Il costo per l'ingresso ad un hostess club varia dalla caratura del locale mentre i prezzi sul menù hanno un valore differente se l'ordinazione è per il cliente o per la hostess. Nel secondo caso i prezzi sono gonfiati quasi il doppio.
Questo genere di locali si trova spesso concentrato in una zona della città, quasi a voler confinare il fenomeno, o meglio, a tenerlo nascosto agli occhi dei più morigerati.
Ad esempio potete trovarli a Kabuki-Cho a Tokyo o Namba ad Osaka.

pubblicità di un hostess club con prezzo per l'entrata esposto

Gli Host club sono l'equivalente degli Hostess club ma in versione maschile.
Un branco di aitanti giovanotti giapponesi o koreani, ben vestiti (oddio! In alcuni casi il concetto di ben vestito è opinabile) che intrattengono donne facoltose e non, stanche del giapponese medio che non le calcola di striscio e vogliose di mille attenzioni, seppur comprate.
State attenti ai locali un po' loschi. Esistono purtroppo anche hostess ed host club poco puliti, in cui vi presenteranno a fine serata dei conti esorbitanti e truccati che vi obbligheranno ad esborsi da capogiro. Non portate mai con voi la carta di credito e dichiarate il vostro budget ad inizio serata, in modo da non poter essere truffati.

host club Eden

Comunque la maggior parte dei club sono puliti e trasparenti e non avrete alcun tipo di problema.
Lavorare in questi posti può essere davvero conveniente. I ragazzi e le ragazze più richiesti arrivano a guadagnare degli stipendi niente male: si parla di qualcosa come 10 o 20 mila euro mensili.
La maggior parte di questi introiti derivano da mance e regali che i clienti lasciano loro, insieme al loro cuore.
Esistono persino classifiche stilate settimanalmente con le hostess e gli host più in voga del momento e mi pare superfluo dirvi quanta visibilità e soldi possa portare il frequentare le zone di alta classifica.

Se qualche intrepido maschietto italiano (o qualche coraggiosa ragazza), visto il giro di denaro ed i possibili guadagni, ci abbia già fatto un pensierino leggendo di questi club, e stia pensando di potersi dedicare a questa attività come lavoro in Giappone, avrei un paio di brutte notizie da darvi.
Primo: non esiste un visto di lavoro per un mestiere del genere, a patto di non lavorare già nell'ambito della moda, come modello in possesso di un visto che vi permetta di lavorare in Giappone; o di avere un altro tipo di visto lavorativo ma non studentesco, perché con quello studentesco non si può lavorare negli hostess o host club.
Secondo: gli host ed hostess club non prendono ragazzi stranieri. Soprattutto gli uomini.
Escluso qualche raro esempio di host club in cui la maggior parte dei ragazzi è internazionale (proprio per dare una peculiarità al locale), i giapponesi preferiscono host ed hostess giapponesi. Perché? Perché vogliono essere ascoltati, corteggiati ed adorati (specialmente le donne). Se non padroneggiate la lingua giapponese ad alti livelli, sarete utili come la H di Deborah.
Non importa quanto siate fighi.

Veniamo ora alle altre due categorie di club: i Pink Salon e le Soapland.
Gli argomenti che tratterò ora sono vietati ai minorenni, perciò se non avete ancora compiuto 18 anni siete pregati di interrompere la lettura.
Ora.
...
Lo so che siete ancora qui.
Sparite!

Ok, torniamo a noi.
Partiamo dai primi, cosa sono i Pink Salon?
Questi club sono adorabili posticini tutti super cotonati e zuccherosi; sembra di entrare nel paradisiaco mondo arcobaleno dei My Little Pony, in una stalla adorabile fatta di cotone idrofilo 100% tutto colorato di rosa e varie tonalità pastello, da sentirsi salire il diabete tanta è la dolcezza che si respira nell'aria.
Una volta entrati la signorina Rottermeier di turno vi inviterà a sfogliare il catalogo in cui sono esposte le ragazze che lavorano nel locale, come fossero dei tranci di pizza, con i relativi prezzi.
"Una margherita e 2 salame piccante, grazie. Anzi no! Il salame lo metto io!"
Eh sì, avete capito bene. 
Si sceglie la ragazza che si desidera e questa si occuperà dell'attrezzatura del cliente, lucidandola e pulendola per bene. Una sorta di autolavaggio per peni. Un penelavaggio!
Con un extra (mooooolto caro) le abili lavatrici in questione si offriranno anche di lucidare la carrozzeria con lingua e bocca (ovviamente con le dovute precauzioni). Delle vere artiste del lavaggio.
Le Soapland sono posti molto simili con l'unica differenza che il bagno ve lo fanno intero e non solo al batacchio; accompagnando le spugnature con massaggi vari (potete sbizzarrirvi).

Insegna di un Pink Salon con prezzi ed alcune foto di ragazze

-Ma come?- direte -Non hai detto che la prostituzione è illegale in Giappone?-
Sì, l'ho detto ma ho dimenticato di aggiungere un particolare.
In Giappone è vietato contrattare rapporti sessuali con penetrazione
Tutto il resto è legale; importante è che non vi sia la penetrazione, vietata e demonizzata come Godzilla o lo starnuto in pubblico.
Ed ora so anche l'altra cosa che state pensando, riesco a leggerlo nelle vostre menti malate come la mia:
-Brutto zozzone, e tu certe cose come le sai? Eh?-
Mi dispiace deludervi ma l'ingresso al 99% di questi locali è permesso ai soli giapponesi. Se siete stranieri verrete buttati fuori malamente; dimenticate pure l'educazione e l'accoglienza nipponica: sarete gettati fuori come l'indifferenziato.
Il perché è presto detto: l'AIDS.
In Asia il virus dell'HIV non esisteva ed è stato portato dagli occidentali. La paura per il contagio ha portato a vietare la prostituzione (la penetrazione) e l'interazione con la clientela straniera (europei, americani e africani soprattutto).
Esistono, comunque, alcune bettole gestite dalla Yakuza (mafia locale) in cui donne filippine o cinesi, non più nel fiore della giovinezza, offrono gli stessi servizi delle giapponesi o anche qualcosa in più. Personalmente, a meno di entrarvi in tuta anti radioattiva, ve li sconsiglio vivamente. Poi fate voi... Lungi da me fare la morale a qualcuno, ci mancherebbe; ma pensate sempre alla salute.

Esiste ovviamente anche la consueta prostituzione (con penetrazione per intenderci) ma difficilmente la troverete per strada. In alcune zone della città potreste in realtà essere affiancati da ragazze che offriranno favori sessuali in cambio di denaro ma si tratta esclusivamente di ragazze straniere. La prostituzione giapponese si svolge in appartamenti e case lontani dagli sguardi indiscreti. Si sa, i giapponesi ci tengono molto alla loro privacy, figuriamoci in certe situazioni.
Comunque rimane un fenomeno molto limitato se paragonato all'Italia.

prostitute cinesi in stato di fermo dopo l'intervento della polizia

In conclusione: gli hostess ed host club sono posti che forse vale anche la pena di visitare perché unici nel loro genere e manifestazione di una cultura e di una società lontana anni luce dalla nostra, dove il desiderio di essere apprezzati da un giovane di bell'aspetto (donna o uomo che sia) ha un valore ed un prezzo ben specifico che alcune persone sono disposte a pagare, anche quotidianamente.
Gli altri sono come gettare soldi (bei soldi) dal finestrino della vostra pandarella, in autostrada, sotto una galleria a 100 all'ora. L'uso della pandarella non è casuale.
Che poi ognuno ci faccia quel che vuole col proprio denaro, è altrettanto sacrosanto; ma pagare 200€ per un bidet mi sembra cosa poco saggia 😉

domenica 2 aprile 2017

LE SBRONZE EPICHE DEI GIAPPONESI


I GIAPPONESI ED IL LORO STRANO RAPPORTO CON L'ALCOL

Quando il bere diventa un obbligo sociale



Carissimi lettori di Giapponiamo, oggi vorrei parlarvi di un argomento che mi ha sempre incuriosito e divertito molto: l'usanza tutta nipponica di sbronzarsi "abbestia" fino a perdere ogni tipo di connessione col mondo (e con i propri neuroni).
Ora mi direte: "oh grande, che racconti? Noi italiani ci sbronziamo a più non posso e siamo i numeri uno!"
No, mi spiace contraddirvi ma l'Italia è il 97° paese al mondo per consumo pro capite di alcol; ma non è questo il punto, ad essere diversa è proprio "la concezione di sbronza".
In Italia ci si sbronza perché, bhò... non saprei: per divertirsi? Per provare l'effetto che fa? Per vedere il mondo con "occhi nuovi"? Non lo so... Non vorrei ora aprire un caso generazionale sul consumo d'alcol in Italia e tra i giovani. Vi assicuro però che in Giappone è diverso.

Innanzitutto si beve solo di sera e mai durante il giorno; ma partiamo per gradi.
Dovete sapere che l'alcol in Giappone è parte fondamentale di cultura e società: non è proibito né demonizzato.
I giapponesi sono gran produttori d'alcol ed anche gran consumatori; oltre a produrre il sake (il distillato di riso che li distingue nel mondo) sono anche grandi produttori di birra (recente è la notizia della Peroni passata ai giapponesi del gruppo Asahi) e di whiskey (alcuni tra i migliori whiskey al mondo sono di origine giapponese).
Inoltre, in una società in cui i rapporti inter-umani non sono al primo posto tra le cose da fare oggi, ecco che l'alcol acquisisce un ruolo fondamentale.

Lo chiamano NOMMUNICATION (dove "nomu" significa bere in giapponese) ed altro non è che il relazionarsi con diverse persone grazie all'elevata comunicazione e disinibizione che l'alcol può provocare.
Il classico aiutino che il drink ci offre se siamo troppo timidi e timorosi.
Chi di noi non si è fatto aiutare da un paio di drink per trovare il coraggio di abbordare quella tipa in discoteca che poi, diciamocelo, dopo 2-3 drink diventava anche più figa? Miraggi e magie che solo l'alcol può creare; o al massimo gli occhiali da sbronzo dei Simpson che ti permettono di vedere il mondo con gli occhi di un ubriaco.


Ecco: noi italiani chiediamo aiuto al dio Bacco per rimorchiare una ragazza, i giapponesi invece, hanno bisogno d'alcol per... parlare tra loro! Sì, parlare. Trovano coraggio nell'alcol per... parlare.
Vi ho già detto che li amo da morire?
La nommunication è diventata parte integrante della società nipponica, soprattutto negli ambienti lavorativi dove, dopo una dura giornata di lavoro, si va tutti insieme a bere negli izakaya con il boss del lavoro a fare da capo cordata. In Giappone non esistono i bar ma gli izakaya che sono dei localini dove puoi bere e stuzzicare qualcosa da mangiare, tutto in stile giapponese.

tipico izakaya giapponese

Fin qui, nulla di così strano, direte.
In effetti da loro mi sarei aspettato di peggio, ma dovete sapere una cosa sui giapponesi: non sono stati concepiti e programmati per bere. È la natura stessa a chiedere che loro non bevano perché geneticamente inadatti.
Le mie parole possono sembrare crude ma è davvero così.
Mi spiego meglio: tutti gli esseri umani hanno un enzima capace di catabolizzare l'alcol, chiamato ADH (alcol deidrogenasi); una proteina che piglia l'alcol (sostanza tossica) e lo scompone rendendolo meno tossico per il nostro organismo.
Tutti gli esseri umani ce l'hanno... tutti... o quasi! I giapponesi no!
Ne sono completamente sprovvisti o ne hanno in quantità inferiore.
La struttura genetica e fisica del giapponese non è adatta all'alcol, ma lui non lo sa e beve lo stesso.
Risultato: sbronza potentissima da coma etilico dopo un bicchiere di vino.

ragazzo giapponese in treno dopo una serata passata
a bere in compagnia dei colleghi di lavoro

-Che culo!- direte -questi si ubriacano spendendo due euro!-
Bhè sì... spendono meno di noi per bere ma pigliano delle "stonate" che nemmeno immaginate.
Non è raro trovare i salary man (classici lavoratori giapponesi) accasciati in ogni dove privi di coscienza: sui marciapiedi, sui treni, sui gradini di qualche scala. Buttati lì 'mbriachi fracichi e lasciati al loro destino.
La cosa ancora più bella è che gli altri giapponesi di passaggio, che non hanno avuto la (s)fortuna di bere quella sera, comprendendo il disagio del povero malcapitato di turno (potrebbe presto toccare a loro) cercheranno di sistemarlo alla meglio su qualche panchina o adagiato su qualche muretto.
Se poi non ci si è sbronzati soli ma con amici o colleghi, penseranno questi a chiamare un taxi che caricherà il comatoso in questione, per scaricarlo gentilmente all'indirizzo fornito dai pochi superstiti della serata; ovviamente sempre sul ciglio della strada, parcheggiato tra l'umido e l'indifferenziato.


La magia si compie poi la mattina dopo, al risveglio.
Il beone avrà ancora tutto con se (soldi, pantaloni, scarpe), tutto! I giapponesi non rubano e non disturbano un povero ubriaco steso per strada. Magia!
Con i vestiti sgualciti e l'alito fresco di chi ha mangiato una dozzina di calzettoni luridi trovati in uno spogliatoio lercio di un campetto di periferia, il salary man si recherà alla stazione dei treni più vicina e sarà pronto ad affrontare un'altra giornata di lavoro, privo di ogni ricordo della serata precedente ma ben programmato a fare il suo dovere.

Kanpai!!! (Salute!) 🍻

venerdì 31 marzo 2017

RAMEN: ALLA SCOPERTA DEGLI SPAGHETTI GIAPPONESI

IL RAMEN

Cos'è? Cosa sono la soba e gli udon?



La cucina giapponese ha avuto una notevole diffusione in Europa negli ultimi anni.
Se in passato a farla da padrone, per quanto riguarda il mercato del cibo asiatico, erano i ristoranti cinesi, le ultime mode vedono i ristoranti giapponesi spadroneggiarla, soprattutto quelli di sushi. E noi italiani, si sa, siamo un popolo di modaioli.
Che poi nel 95% dei ristoranti di sushi non ci sia nemmeno un giapponese, questa è un'altra storia.
Molti italiani associano la cucina giapponese al solo sushi; come se si associasse la cucina italiana alla sola pizza. La cucina giapponese è abbastanza varia e non è basata sul solo sushi. Anzi!
Un altro piatto famosissimo (anche perché molto popolare tra gli amanti di anime e manga) è il ramen.
Ma cos'è il ramen?

tipo di ramen a "tagliatella lunga"

In realtà il ramen non è un piatto giapponese ma cinese; ed infatti la parola ramen viene scritta in katakana (ラーメン), ossia l'alfabeto che i giapponesi utilizzano per scrivere parole straniere (non giapponesi).
Ci sono molte versioni sull'origine del nome ma una delle più accreditate lo fa derivare dalla parola cinese "la mian" che sta a significare "tagliatelle tirate a mano".
Fino al 1950 il ramen era chiamato shina soba 支那そば (dove il termine shina sta proprio ad indicare la Cina) ma al giorno d'oggi non più utilizzato perché considerato un termine offensivo.
Era il classico tipo di "spaghetti" in brodo aromatizzato con sale e ossa di maiale, varie guarnizioni ed ovviamente le taglaitelle di grano, che veniva servito in molti ristoranti di Canton e Shangai anche prima del 1900. Gli spaghetti di Kung Fu Panda per intenderci.


Nella prima metà del XX secolo la diffusione di questo piatto giunse fino in Giappone diventando così popolare da risultare, ad oggi, il secondo piatto giapponese più famoso al mondo (dopo il sushi). Questo fu favorito specialmente dalla diffusione da parte degli americani della farina di grano a basso costo dopo la seconda guerra mondiale e dal ramen istantaneo (inventato nel 1958) che è stato recentemente indicato in un sondaggio tra i giapponesi come la migliore invenzione giapponese del XX secolo.
I robot? La Nintendo? Il cuoci riso? No!!!
I giapponesi hanno votato il ramen istantaneo... 👏👏👏👏



Se ne fanno di tante versioni a seconda della zona del Giappone in cui vi trovate e si differenziano sia per la tipologia di pasta sia per il brodo. Tagliatelle lunghe, corte, attorcigliate; ma il brodo la fa ovviamente da padrone ed i più famosi tipi di brodo possono dividersi in 4 categorie: Shio ("sale"), Tonkotsu (豚骨, "osso di maiale"), Shōyu ("salsa di soia") e per ultima la variante Miso.
E allora il ramen e la soba sono la stessa cosa? Due modi diversi di chiamare il ramen (visto che anche in passato veniva chiamato shina soba)?
No! La farina di grano fu introdotta massivamente in Giappone solo nel XX secolo, prima di questo i giapponesi utilizzavano principalmente quella di riso (con cui preparavano gli udon) e quella di grano saraceno (che in giapponese si dice "soba").
La soba a differenza del ramen ha origini totalmente giapponesi e antecedenti a quelle del ramen.
E allora perchè chiamavano il ramen shina soba se poi la soba è un'altra cosa?
Uhhhhmmm... non fatevi troppe domande...
Forse per comodità, o perché qualcuno un giorno voleva offendere qualche cinese, oppure semplicemente perché sì!
In Giappone meno domande ti poni e meglio vivi.
Coooooomunque, torniamo alla soba.

soba calda

soba fredda

udon


Ebbe maggior diffusione in Giappone nel periodo Edo e si può consumare in 2 varianti: calda o fredda.
La versione calda, esattamente come accade per il ramen, si differenzia perlopiù per le varietà di brodo mentre la fredda viene servita con una riduzione (anch'essa fredda) del brodo.
Gli udon invece sono degli spaghettoni di farina di frumento (grano o riso), conditi in brodo, che possono essere fatti in molte varianti e con brodi vegetali, con carne, pesce o anche tempura.
Un italiano medio, difficilmente distinguerà le tre varianti: "aò... stamo a parla' di spaghetti in brodo. Che siano spaghetti di grano o di riso o di grano saraceno... Sono spaghetti! In brodo!
In Italia li mangiamo quando siamo raffreddati o abbiamo la febbrA."

Personalmente, il paragone con la pasta e tutte le sue varianti non è nemmeno attuabile, parliamo ovviamente di due cose completamente differenti. Però gli spaghetti giapponesi hanno molte più varianti di quanto possiate immaginare, ed esattamente come qui in Italia, le ricette variano da città in città e ogni luogo ha la propria versione ed il proprio piatto tipico.
Provare per credere. Non è infatti un caso che sia diventato tanto popolare nel mondo; evidentemente tanto male non è, non credete?
Chiedete a Naruto se non vi fidate di me!
A proposito sapete che il naruto è un ingrediente del ramen? È la rondellina bianca al centro del piatto con la spirale fucsia, un surimi di pesce, arrotolato e tagliato a fettine tonde.



Chiacchiere a parte, consiglio a tutti voi un assaggio e dopo fatemi pure sapere nei commenti le vostre opinioni e, mi raccomando, non dimenticate il risucchio quando lo mangiate. Più rumore farete e più i giapponesi saranno fieri di voi!
Ciao gentaglia.


lunedì 27 marzo 2017

ONSEN: IL BAGNO TERMALE GIAPPONESE

GLI ONSEN GIAPPONESI

Cosa sono? E cosa sono i sentō?



Alzi la mano chi di voi non ha mai sentito parlare di Onsen.
Immagino che non siate molti ma in tal caso proverò a spiegarvelo nel modo più semplice.
Un onsen è l'equivalente del nostro bagno termale ma in versione nipponica; in pratica ci si lessa sempre in acqua calda ma l'acqua ha gli occhi a mandorla.
No, non è vero... l'acqua è come da noi, ha gli occhi azzurri...
Bischerate a parte, la concezione è più o meno quella che avevano gli antichi romani del bagno termale: un luogo con ampie vasche d'acqua calda in cui rilassarsi e riposare le stanche membra dopo una dura giornata nell'urbe.
Con qualche piccola eccezione...

THERMAE ROMAE è un manga e successivamente un adattamento cinematografico in cui un architetto della Roma imperiale, attraverso  un canale nel fondo di una vasca termale si trova catapultato in un bagno pubblico del Giappone dei giorni nostri. La storia mette a paragone le due diverse culture ed i due modi di godere delle acque termali.

Partiamo da una prima distinzione: i sentō (銭湯) e gli onsen (温泉).
I primi sono veri e propri bagni pubblici in cui è possibile accedere pagando una piccola quota e, a differenza degli onsen, non prelevano l'acqua da sorgenti termali ma dal sistema idrico pubblico.
In passato, soprattutto negli anni '70, il loro successo fu notevole e chiunque, dai teneri scolaretti alle famiglie numerose (persino a gruppi di completi sconosciuti), andava nei sentō per farsi il bagno; tutti assieme appassionatamente. Trallalero...
In Italia certe pratiche sono rimaste solo nelle docce delle prigioni e pare che non siano così piacevoli.
Dovete sapere che in Giappone il concetto di "comunione in nudità" (裸の付き合い hadaka no tsukiai) è molto importante, in quanto capace di abbattere le barriere sociali, di portare tutti allo stesso livello e di permettere la socializzazione anche con perfetti sconosciuti... in bagno... e nudi!
Sembrerebbe che fare un bagno nudi con qualcuno ci avvicini a questa persona e riduca la timidezza e l'imbarazzo. Da noi si dice che cenare insieme crei legami con altre persone... sciocchi che siamo!
Nudo is the new "pizzata"!
In Giappone è una pratica talmente popolare da essere protagonista di film, manga, anime, drama ecc ecc.

Tipico sentō  giapponese

Gli onsen invece sfruttano l'acqua proveniente da sorgenti riscaldate geotermicamente.
In un paese con un altissimo numero di vulcani attivi, in cui qualsiasi pozza che incontrerete sul vostro cammino potrebbe potenzialmente essere un geyser capace di spararvi nella ionosfera, non è cosa tanto rara imbattersi in sorgenti termali.
Inoltre gli onsen possono essere sia al coperto che all'aperto, in vasche naturali o artificiali, in giardini o in strutture termali. I sentō invece sono sempre al coperto.

Varie ryokan con onsen nella prefettura di Oita (Kyushu)

Veniamo all'atto vero e proprio; c'è una cosa che dovete assolutamente sapere:
prima di farvi un bagno in Giappone, dovete farvi la doccia!
Lo spiego meglio per chi non avesse ben capito...
Se avete intenzioni di immergervi in acqua per fare il bagno, dovete passare almeno 30-40 minuti seduti su uno sgabellino, con un piccolo catino in mano, a strofinarvi fino a quando non avrete asportato almeno 4-5 strati di pelle "buona"; altrimenti niente bagno.
Ah! Loro possono lavarsi in 15-20 minuti ma voi noi, perché siete stranieri e zozzoni ed avrete bisogno di dimostrare che siete pentiti e vi siete convertiti alla loro igiene.
Solo dopo esservi sciacquati e risciacquati, insaponati e rinsaponati per decine di volte, soltanto allora potrete provare ad immergervi in acqua. Controllate però sempre lo sguardo vigile dell'anziano giapponese di turno immerso nella vasca fino al naso; se avrà solo un sopracciglio corrucciato allora vuol dire che avete il via libera, se invece entrambe le sopracciglia saranno in modalità "ribrezzo", no! Semaforo rosso! Urgono almeno un altro paio di insaponate e risciacqui.


Un'altra cosa che avrete in dotazione è un piccolissimo asciugamanino, piccolo quanto un fazzoletto, che userete come scrosta lerciume in fase di pulizia e dopo, accuratamente sciacquato e strizzato, come strano "oggetto da compagnia" durante la fase bagno ed immersione. L'utilità di un minuscolo asciugamano bagnato ancora mi sfugge. In alcuni onsen (soprattutto con acque minerali) è vietato immergerli, in altri è concesso, alcuni vengono usati come copri gioielli per gli uomini, altri come fazzuolo bagnato da tenere in testa, ma quasi tutti servono per asciugare il corpo prima di rientrare nella zona spogliatoio. Che poi... come faccia una asciugamano di 20x20 cm, bagnato e zuppo, ad asciugare il mio corpo, non l'ho tuttora capito.

L'acqua, specialmente di sera, raggiungerà temperature che il vostro corpo non è minimamente in grado di accettare. 40° di giorno, palla di fuoco a 275° la sera.
Vi sentirete come l'aragosta nella pentola, come la patata prima di lessare. Per noi maschietti, il cerimonioso atto dell'immergere quanto di più prezioso abbiamo sarà una vera e propria tortura. Non riuscirò mai a capire come facciano a rimanere immersi per tutto quel tempo; io dopo 5 minuti avevo già diverse ustioni di quinto grado.

Altra regola importante: divieto di ingresso negli onsen se avete dei tatuaggi.
Cosa hanno i giappi contro i tatuaggi? Nulla, ma poco sopportano la Yakuza (la mafia giapponese).
E, non potendo affiggere cartelli tipo "vietato alla Yakuza" (stile "vietato agli Homer"), hanno ben pensato di vietare l'ingresso ai tatuati, visto che in Giappone solo i membri della Yakuza hanno i tatuaggi.
Che poi voi siate occidentali e chiaramente non membri della Yakuza, non sono problemi loro. Il tatuaggio è out!


Numeri del 2003 stabiliscono che l'afflusso medio annuo agli onsen, in Giappone, è pari a 130 milioni di persone. Un numero incredibile per una nazione di 126 milioni di persone. Come se ogni giapponese andasse almeno una volta l'anno in un onsen.
Come mai?
Il rituale del "fare il bagno" ha un significato molto profondo e religioso, che accomuna quasi tutte le religioni giapponesi (soprattutto buddista e scintoista ma anche la cristiana).
Il rapporto con l'acqua ha un significato purificatore: prima di entrare nei santuari si è soliti  lavarsi mani, la bocca ed il viso, e in alcuni casi addirittura passare attraverso vasche o fiumi.
Per i giapponesi, rilassarsi in acqua dopo le fatiche quotidiane è il miglior modo per recuperare dallo stress lavorativo e sociale.

Macaco in pieno relax in un onsen dell'Hokkaido dopo una dura giornata di lavoro

È effettivamente un'esperienza da provare; condividere tutto questo in mezzo a decine di giapponesi che siedono a chiappe nude su sgabellini (che dovrete usare anche voi), avvolti da vapori umidi ed immersi nella stessa tinozza... aaaaahhhhh... che goduria! Il paradiso del fungo!
Sì... lo so che ancora non vi ho accontentato. So bene la domanda che vi sta tormentando da inizio articolo e che bramate di sapere.
Ebbene sì! Il nostro è più grande. Abbastanza.
Mi sentivo come un pornodivo di fronte ad una scolaresca di normodotati. Tu chiamale se vuoi... emozioni!

lunedì 20 marzo 2017

IL SORRISO IN GIAPPONE


LO STRANO MODO DI SORRIDERE DEI GIAPPONESI

Avete notato che si coprono la bocca con la mano? Come mai?




Vi sarà capitato molto spesso di notare lo strano modo di sorridere dei giapponesi; soprattutto delle ragazze.
Infatti quasi tutte le ragazze giapponesi in Giappone, sorridono coprendosi la bocca con la mano; lo stesso non accade con gli uomini. Specifico "in Giappone" perché, pare che le ragazze giapponesi che vivono all'estero non abbiano questa usanza.
Ma perché lo fanno?
Si tratta di un'usanza molto antica che vede come buona educazione il coprire i denti quando si sorride. Nell'antichità le geishe erano solite coprire il sorriso con dei ventagli di carta; in assenza di questi usavano le mani.
Questo modo di fare è sopravvissuto nei secoli ed è rimasto fino ai giorni nostri. Se andrete in Giappone vi capiterà spesso di vedere le ragazze coprirsi i denti nel sorridere.


"Peccato però!", penserete, il sorriso di una donna è così bello ed è un vero peccato coprirlo.
Uhhhhhmmmm... nì!
Partiamo da un presupposto: il popolo giapponese ha tantissime qualità, ma sicuramente non eccelle nella bellezza dei sorrisi.
Come mai?
I motivi sono tanti e proverò a sviscerarne alcuni.

Per prima cosa: la cura.
Solo negli ultimi anni le cliniche odontoiatriche hanno cominciato ad avere una clientela assidua; in passato la cura dei denti in Giappone è stata un po' trascurata. Questo ha inevitabilmente portato a sorrisi con denti non ben allineati e troppo spesso all'evidenza dell'amalgama d'argento (usata in caso di carie dentaria) nei sorrisi. Nell'ultimo periodo la cosa sta cambiando e la cura odontoiatrica sta facendo passi da gigante. Per fortuna.

Secondo motivo: la dieta.
In un paese dove, sin dall'antichità, i cibi hanno una consistenza molto morbida; lo sviluppo e l'evoluzione dei denti non ha avuto lo stesso decorso che ha avuto ad esempio in Europa (specialmente al nord) ed in Africa. Gli europei e gli africano sono abituati a mangiare verdure e frutta anche cruda, a "sgranocchiare" la carne ed anche i vari ossicini. Questo ha portato nei secoli a rinforzare lo smalto dentario.
In Giappone le verdure sono spesso bollite e la carne poco utilizzata (in passato si consumava principalmente il pesce e la poca carne di pollo veniva disossata). Questo ha sviluppato un dente più "debole" rispetto al nostro. La dentina (cioè la parte interna del dente, tra polpa e smalto) risulta più lassa e meno compatta, mentre lo smalto dentario è più sottile e più poroso (quindi incline a cariarsi più facilmente).


Un terzo motivo per il quale molte ragazze giapponesi hanno denti non perfetti, è puramente culturale.
Che mi crediate o meno, un sorriso imperfetto è considerato affascinante; al contrario di uno perfetto.
Ebbene sì, i giappi vanno in brodo di giuggiole di fronte ad una ragazza con i denti storti.
Il top di gamma, poi, è la ragazza col "canino disallineato". Lo chiamano YAEBA (八重歯) e sta ad indicare un canino esterno all'arcata dentaria (soprattutto uno dei due superiori). Il classico dente presuntuoso che, non trovando spazio tra due denti, trasloca in periferia e si piazza all'esterno della normale fila dei denti, perché vuole più spazio per lui e perché gli altri denti lo soffocano.
Dopo i: "Non è colpa tua, sono io che non funziono...", "Ti lascio perché ti amo troppo", "Me ne vado perché non ti merito", ecco che potrebbe fare la sua comparsa la scusa YAEBA: "ho bisogno di più spazio, mi faccio più in là. Tu però continua pure a stare allineata così".
La prossima volta che dovrete mollare qualcuno, potreste usare questa nuova tecnica oltre alle solite.



Lo Yaeba ha talmente tanto successo in Giappone da essere spesso rappresentato anche nei sorrisi delle vostre eroine di manga ed anime. Sono certo che non vi sarà sicuramente sfuggito; ma il bello deve ancora venire... tenetevi forte alla poltrona, al vostro fido destriero o su qualsiasi cosa il vostro deretano sia poggiato ora...
...le ragazze giapponesi vanno dal dentista per farsi fare lo Yaeba.
-buongiorno signorina, cosa posso fare per lei oggi? Con l'igiene dentale le diamo in omaggio anche lo spazzolino di Doraemon- (perché lui i denti non li ha e dello spazzolino non sa che farsene!)
-no grazie, li preferisco sporchi... piuttosto, potrebbe storcermi un dente? Li ho troppo dritti e così non mi piaccio-
Storie di ordinaria follia giapponese.

Lo so cosa state pensando, specialmente se siete miei lettori da un po': "seeee vabbè... questo è un cazzaro e gli piace scherzare sempre".
Vi giuro che, per quanto assurdo, è tutto vero!
È per questo che li amo alla follia; perché sono bislacchi ed hanno la giusta dose di pazzia che li rende i migliori in assoluto! D'altronde, cosa vi aspettavate da un popolo che ha fatto un museo sulla cacca? 😁

sabato 18 marzo 2017

GIAPPONE ED ITALIA A CONFRONTO VOL. 3

LE DIFFERENZA TRA GIAPPONE ED ITALIA VOL. 3

Dopo anni di viaggi ed esperienze in Giappone vorrei elencarvi gli aspetti che più mi hanno colpito, sottolineando le differenze tra le nostre culture e società. 



Per la rubrica GIAPPONE ED ITALIA A CONFRONTO, oggi affronteremo un argomento caro a tutti i nippofili: mezzi di trasporto e viabilità.



LE STRADE

Le strade giapponesi sono molto diverse dalle nostre. Innanzitutto si guida a sinistra (in questo vecchio articolo vi spiego il perchè), l'asfalto viene rinnovato ogni paio d'anni, è quasi impossibile trovare sporcizia o rifiuti lungo le strade ma soprattutto non esistono le buche per strade.
Avete presenti quei crateri sull'asfalto tanto comuni in tutte le città italiane? Quelli dove se ci cadi dentro entri in un tunnel spazio-temporale che potrebbe spedirti ovunque, dalla Cina alla Cartagine delle guerre Puniche?
Ecco, in Giappone non esistono. In caso di lavori stradali, si toglie un area quadrata di asfalto che poi viene riposizionata con appositi macchinari in modo da non lasciare dislivelli o creare avvallamenti. Tutto perfetto!
Se l'asfalto si usura, si consuma o si deforma, viene prontamente sostituito. Semplice no?


I LAVORI STRADALI

Inutile dirvelo: i lavori stradali in Giappone sono rapidi, precisi e soprattutto funzionali!
L'efficienza nipponica si esprime al meglio anche in casi di emergenza. Ricorderete quasi tutti la voragine apertasi in un incrocio nella città di Fukuoka l'8 novemebre scorso: 27 metri di larghezza, 30 di lunghezza e 15 di profondità. La strada fu riparata in soli 2 giorni e fu riaperta al traffico dopo una sola settimana di lavori e sopralluoghi. In Italia, dopo un mese saremmo ancora alla fase "pensionati che ammirano il buco per vedere quanto è profondo".
Altra peculiarità dei lavori giapponesi è l'omino che lampeggia. Ogni (e dico ogni!) cantiere stradale che si rispetti ha il suo omino armato di luce che indica agli automobilisti di fare attenzione al cantiere stradale. Questo poraccio sta tutto il giorno (ed anche la notte) in piedi ad agitare la lampadina che ha in mano, senza mai fermarsi, anche se non passa anima viva. Mettere un lampeggiante no, non sarebbe la stessa cosa.


IL SEMAFORO

I giapponesi sono convinti che al semaforo si passi col blu e non con il verde.
Il problema non sussisterebbe se il semaforo giapponese avesse davvero il blu al posto del verde ma così non è: il semaforo ha gli stessi colori che ha in Italia ed i giapponesi non sono tutti daltonici. In un mio precedente articolo vi spiego il perché di questa strana usanza; se foste interessati, potete trovarlo qui.
La cosa rende comunque le discussioni con i miei amici giapponesi, sempre animatissime perché per loro si passa col blu, ed il colore del semaforo, è blu!!! Chiaro?


LIMITI DI VELOCITÀ

I limiti di velocità giapponesi sono bassi... moooolto bassi. Bassissimi!
In autostrada il limite è di 80 km/h (in alcune massimo 100). Sì, avete capito bene; io, a piedi, quando ho urgenza di trovare un bagno, vado più veloce! Mi vedono sfrecciare almeno sugli 85-90 km/h. Anche sulle scale. Ovviamente dipende da che ti po di urgenza.
In città poi, i limiti si riducono ai 20-30 km/h.
Ok... va bene che la sicurezza prima di tutto; ma qui si esagera! La guida in Giappone è realmente soporifera. provare per credere.


AUTOMOBILI GIAPPONESI

In Giappone la quasi totalità delle automobili ha il cambio automatico. Nel rilascio della patente di guida viene richiesto se si vuole prendere la patente di guida normale o quella valida anche per le vetture col cambio manuale. Con la patente normale non si possono guidare le automobili col cambio manuale.
Inoltre, specialmente negli ultimi 10-15 anni,la maggioranza delle automobili in circolazione sono ibride. La Honda, la Toyota, la Suzuki, la Nissan, ecc. hanno puntato forte sul settore "elettrico ed ibrido" con risultati commerciali importanti. I consumi sono stati ridotti, le macchine sono silenziosissime (ti accorgi del fatto che ti stanno investendo solo quando hai lo pneumatico sopra) e l'inquinamento ambientale è ovviamente meno impattante.
Il problema di fondo rimangono le cubo-schifo-car. Una tragedia. Inguardabili!
Ma chi diamine le ha concepite? Aveva litigato con la moglie quel giorno?


MEZZI DI TRASPORTO

I mezzi di trasporto giapponesi sono l'eccellenza del paese. Puntualissimi, perfetti, puliti e tenuti in ottimo stato.
La tabella orari degli autobus, affissa ad ogni pensilina, è rispettata al minuto. Raramente ho preso un autobus che avesse ritardo. Al massimo un minuto.
Per non parlare dei treni giapponesi. Spaccano il secondo! Persino in metro.
Lo shinkansen (il treno iperveloce) ha un ritardo medio annuale di 18 secondi. Eh! Giappone! Non ci siamo proprio, bisogna migliorare!
Inoltre se per qualche rara casualità il treno fosse in ritardo (si parla sempre di qualche minuto), la compagnia comincerà a scusarsi con i viaggiatori talmente tante volte da farvi quasi incazzare per la cosa; ed inoltre, se il ritardo dovesse essere maggiore di 10 minuti, avrete diritto ad una cartellino di scuse della compagnia di trasporti, da presentare al lavoro per giustificare il vostro ritardo.
Trovate le differenze con l'Italia.


VAGONI DELLA METRO

I vagoni sono spesso personalizzati con figure di anime o altro e resi molto "giapponesi"; non personalizzano solo i treni ma un po' tutto (aerei, bus, taxi, ecc).
Una cosa però che ho trovato parecchio sconvolgente è stata il vagone riservato alle sole donne.
In Giappone il fenomeno della "mano morta" è parecchio diffuso, soprattutto nei vagoni dei treni quando, a causa dell'affollamento negli orari di punta, ci si ritrova stipati come sardine.
I giappi hanno ben pensato di risolvere il problema "mano morta" creando dei vagoni esclusivi per le donne... educare gli uomini era impossibile?
Vi starete chiedendo: ma perché la donna non si ribella ad un gesto così vile?
Molte volte l'estrema timidezza delle ragazze ed una cultura in cui l'urlare o il solo controbattere e attaccare un uomo non è ben visto, riduce le ragazze al silenzio ed alla sopportazione.
Luci ed ombre di una cultura che dovete imparare a conoscere e ad accettare.


BUTTA DENTRO

In Giappone esiste una figura magica e leggendaria: il butta dentro.
Questi addetti alle metropolitane ed ai treni spingono le persone dentro ai vagoni anche quando la capienza è oramai stra-colmata.
La prima volta che vidi una cosa del genere rimasi scioccato: ci sono delle stazioni in cui questa figura professionale è indispensabile, visto l'alto  numero di viaggiatori che giornalmente vi transita.
Sentirsi ammucchiati stile mandria in un recinto piccolissimo e chiuso è un'esperienza che non vorrei mai provare; alla quale però devi abituarti, se vivi e lavori in Giappone.
Sii il tonno! Ed il treno la tua latta...