domenica 11 giugno 2017

YAKINIKU: L'ARTE DELLA GRIGLIA IN GIAPPONE

YAKINIKU

Non solo sushi. L'arte della carne alla griglia in Giappone.



Sia benedetto lo Yakiniku!
In assoluto il mio piatto giapponese preferito. Lo so che molti nippofili gli preferiscono il sushi ma io no: lo yakiniku è in assoluto il mio piatto da ultima cena giapponese.
Umai! Come urlerebbe il mio nonnetto giappo preferito, quel Takeshi Kasumi di Samurai Gourmet. Se avete Netflix sapete di cosa parlo, altrimenti, guardate qui.

Umaaaaiiiiii (deliziooosooo)

Ma cos'è?
Si tratta di deliziosi bocconcini di carne, marinati in varie salse e cotti sulla griglia.
I ristoranti di Yakiniku hanno, generalmente, dei tavoli con griglia incorporata e cappa d'aspirazione sopra. Qualche volta la griglia viene portata sul tavolo ed è "trasportabile".
La maggior parte di questi ristoranti ha dei menù fissi "all you can eat" a tempo (in genere un'ora e mezza, al massimo due) e vari menù con prezzi differenti a seconda del taglio e della scelta delle carni. Ovviamente se voleste provare la carne di Kobe (e vi assicuro che DOVETE!), dovreste optare per il menù più costoso.



Quando si va a mangiare dello Yakiniku con i colleghi o con gli amici, verrà deciso l'addetto alla griglia scelto o autocandidato tra i banchettanti e, badate bene, sarà un onore farlo.
Il "cottore", neologismo inventato dal mio amico Djambo (la D è muta), si dedicherà alla cottura distribuendo il cibo ai commensali, partendo sempre dal boss o dal capo famiglia, senza mettere mai nulla nel suo piatto. Le buone maniere, infatti, vogliono che sia qualcun altro ad occuparsi del piatto di chi sta grigliando, in segno di rispetto per la sua dedizione alla cottura del cibo per tutti i commensali.
Per fortuna tra amici e nelle famiglie meno formali, tutte queste etichette si perdono e si va un po' più "a sentimento".

I tipi di carne principalmente utilizzati sono: manzo, maiale, pollo e frattaglie, e di ogni genere esistono varietà diverse di tagli e di pezzi (lombo, costolette, lingua, spalla, diaframma, pancetta, guancia, ecc.); ma è anche possibile ordinare verdure da grigliare e persino frutti di mare.
Tutto accompagnato da riso (alla giapponese o alla coreana), insalate piccanti con salsa coreana e il famoso kimchi (verdure fermentate con varie spezie piccanti), anche questo, tipico piatto della cucina coreana...

Kimchi. Tipico piatto coreano.

I più scaltri di voi lo avranno già inteso visti i vari riferimenti alla Corea: le origini dello yakiniku derivano proprio da quella terra.
In effetti, solo dopo il 1871, con la restaurazione Meji, il consumo di carne fu legalizzato nel paese. Precedentemente si pensa che nel periodo Edo (ed anche prima) a causa della religione buddista, il consumo di carne era vietato e bandito; a differenza di quello del pesce.
Non sono buddista ma mi chiedo: reincarnarsi in un pesce è possibile? Perché se così fosse: perché vietare la carne e non il pesce?
Misteri della fede.
Comunque, non tergiversiamo...


Con la nuova politica di occidentalizzazione del Giappone, promossa durante la restaurazione Meji, il consumo di carne crebbe ed anche i vari modi di cucinarla.
I coreani erano famosi per la loro cottura della carne alla brace, marinata con spezie e salse piccanti, ed i giapponesi importarono quest'usanza, chiamandola YAKINIKU (焼き肉,scritto anche come 焼肉) che letteralmente significa carne grigliata.


Siano benedetti i coreani dunque, ed anche la loro cucina.
Non sono il solo a pensarla così, visto che i numeri sono dalla mia: lo Yakiniku infatti risulta uno dei primi 5 cibi preferiti dai giapponesi.
Il consumo di carne ha inoltre radicalmente cambiato la società ed anche lo sviluppo fisico degli individui. Si è riscontrato un incremento della massa muscolare e dell'altezza media in tutta la nazione, seconda solo ad un altro posto nel mondo. La Sardegna.
No, non sto scherzando... Dopo i sardi, i giapponesi sono il popolo che mediamente ha avuto la maggiore crescita di altezza nella popolazione negli ultimi 100 anni; anche grazie al consumo di carne e di proteine.

Lo so che ora i vegani ed i vegetariani mi odieranno; non volevo essere di parte, ma da "uomo di scienza" credo sempre più ai numeri ed alle evidenze scientifiche: e quanto scritto è un dato di fatto.
Detto questo, sono anche pronto ad essere ricoperto di insulti dal popolo vegano e condannato a morte per lapidazione in pubblica piazza.
Un ultimo desiderio prima di morire però: lo Yakiniku come ultima cena!

martedì 23 maggio 2017

IL VERO SIGNIFICATO DI KAMIKAZE


CHE VUOL DIRE KAMIKAZE?

Sapevate che il termine non andrebbe affatto associato al terrorismo?



Conoscete l'origine del termine Kamikaze?

Si può dire che dobbiamo tale termine alla splendida città di Fukuoka, una delle mie città giapponesi preferite.
Perché Fukuoka? Perché è una delle città più ad ovest del Giappone e porto verso l'occidente.
La baia di Hakata (di fronte Fukuoka), porta aperta verso la Corea e la Cina, era il contatto del Giappone verso il mondo e fu per due volte lo scenario del tentativo di conquista del Giappone da parte di Kublai Khan (il Khan di Marco Polo, per intenderci), nipote del più famoso Genghis.

Kublai Khan era un tipetto "pacifico" che amava conquistare, sterminare e radere al suolo ogni posticino su cui puntava gli occhi. Aveva anche la strana usanza di prendere in moglie una donna o una principessa del popolo appena conquistato; così, tanto per gradire!
Pare avesse un harem di tutto rispetto che Vieri e Borriello, scansateve proprio!
Kublai, partendo dalla Mongolia estese il suo dominio in Cina costringendo il grande e potente impero cinese alla resa.
Le sue mire espansionistiche erano senza uguali: sognava persino di arrivare a conquistare l'Europa.
Uno dei suoi consiglieri fu proprio quel Marco Polo, noto veneziano, che fece le sue fortune tramite il commercio con l'impero mongolo.

Kublai Kahn in tutto il suo fascino

Kublai un bel giorno decise che gli zotici abitanti di un'isola dal nome di Cipangu (il Giappone), meritavano la stessa fine di tutti i popoli da lui annientati, e cominciò a pianificare un'invasione.
La prima però gli andò decisamente male...
Con 33000 soldati e 900 navi si diresse verso il Kyūshū, convinto di sbrigare presto la faccenda e di tornarsene presto a casa con una nuova moglie. Il suo timoniere però svoltò male ad un incrocio e l'intera flotta finì nell'occhio di un violento tifone.
Risultato: armata dimezzata e tutti a casa.
Mio padre me lo dice sempre di consultare il meteo prima di partire...

I giapponesi, dal canto loro, prima rilassarono per bene le membra, dopo aver tenuto le chiappe strette a lungo e, con un bel sospiro di sollievo, ringraziando dei e tifone, cominciarono ad edificare una barriera di circa 20 km lungo la costa (un muro alto 2-3 metri, con una base di circa 3 metri, tuttora visibile).
Famo un muro- pensarono -vedi come la blocchiamo l'immigrazione clandestina.
Caspita! Trump non è il primo che ci pensa.
Peccato che ancor prima dei giapponesi ci avevano già pensato i cinesi, costruendo la Grande Muraglia, per difendersi dai mongoli.
Ma visto che vi sto parlando di Kublai Khan, imperatore della Mongolia che invase la Cina e da qui e dalla Corea, partì alla conquista del Giappone, capirete che l'idea non ebbe molto successo (almeno non alla lunga).

Kublai però, dispettoso come Kim Jong Un, non poteva accettare la sconfitta. e poi, volete mettere? Un nuovo muro da scavalcare dopo la grande muraglia, non poteva mica lasciarlo lì! Intonso!
E tutti sanno quanto piacesse scavalcare o radere al suolo i muri, a quel guerrafondaio di Kublai.
Una seconda invasione era scontata meno di "Sei Un Mito" ad una serata karaoke.
Ed infatti a distanza di soli due anni, il buon Kublai ci riprovò.
Prima inviando in Giappone (a Kamakura) 5 emissari mongoli per trattare la resa del Giappone; ma si sa, i giappi sono gente permalosetta e, il severo (ma giusto!) Hojo Tokimune, del Clan Hojo, ottavo shogun reggente, fece decapitare i poveri malcapitati...
Il prossimo che mi dice: "ambasciator non porta pena" lo crepo. Andatelo a raccontare a quei poveretti ed a tutta la schiera di ambasciatori fottuti da 'sto detto. La storia è piena di tombe di buoni ambasciatori con famiglia e cane in giardino; che un giorno sono usciti di casa salutando con un semplice: "torno presto che tanto il tipo con cui devo andare a parlare mi pare 'na persona a modo. Stasera pizza?"

Kublai attese solo altri due anni, raggruppando le forze e costruendo un'altra flotta imponente (oltre 1100 navi), poi si scagliò con tutta la sua forza verso il muro giapponese.
Che gli avranno mai fatto i muri a Kublai, nessuno lo ha ancora scoperto.
Divise la flotta in due per questioni logistiche e di spazio nei porti, una dalla Corea contro il muro ed una di rinforzo dalla Cina come supporto.
Purtroppo per lui il muro resse, ma la cosa più straordinaria fu che, nonostante tutto, il buon Kublai non aveva ancora imparato una importantissima lezione.
-Allora, che devo portare per 'sta guerra? Le navi le ho; i soldati pure; le armi mi sembrano tutte a posto; le mie 200 mogli le muro in casa, non si sa mai; mutande pulite e pigiama; cellulare, chiavi... mi pare sia tutto. Nnamo!
...
Il Meteo Kublai!!! il Meteo!!!
Lo sanno tutti che in Giappone a giugno e luglio è meglio non andare ché è tempo di Monsoni!
Che mi crediate o no: altro tifone e via tutti i rinforzi. Flotta decimata.
Kublai fu annientato dalla strenua resistenza che le forze giapponesi misero in atto e dal maltempo!
Quei venti provvidenziali furono battezzati shinpū o kamikaze, che significa "vento divino", a significare il benvolere degli dei protettori.

Espulsione dei mongoli grazie al kamikaze

Il termine odierno però, viene erroneamente associato a "bombarolo", ossia a qualcuno che si uccide per fare una strage.
In realtà il termine kamikaze venne riutilizzato in Giappone anche nella seconda guerra mondiale, ad identificare dei veri e propri eroi di guerra. Piloti dell'aviazione nipponica che, oramai sul finire della guerra, con poche risorse e addirittura senza carburante, decollavano dalle basi Giapponesi, per difendere la propria nazione, ben consci di andare incontro a morte certa. La loro missione era sin dall'inizio una missione suicida, in quanto il carburante non sarebbe mai stato sufficiente per permettere agli aerei di tornare indietro fino alle basi. Questi soldati, esaurite le munizioni, preferivano schiantarsi contro le navi statunitensi, affondandole; piuttosto che finire in mare o essere abbattuti.
Esattamente come il vento divino che bloccò Kublai, i piloti giapponesi diedero la loro vita per difendere il loro paese, affondando varie navi.

USS Bunker Hill colpita da due kamikaze

Se tutto questo fosse successo a schieramenti invertiti, questi soldati sarebbero stati osannati dalla stampa e dalla propaganda dei vincitori e, senza ombra di dubbio, appellati ad eroi.
Purtroppo per loro erano piloti della fazione dei vinti e sono tuttora denigrati e derisi dalla storia, considerati degli sciocchi e dei folli. Dall'altra parte, invece, chi sganciò due bombe atomiche causando la morte istantanea di oltre 200000 persone e la lunga agonia di molti altri (tra anziani, donne, bambini, senza alcuna distinzione), osannati a salvatori del mondo.
Lo smacco più grande per i giapponesi, inoltre, è l'errata associazione di una parola che, nonostante nella cultura nipponica sia considerata pari ad un sommo gesto eroico ed alla benevolenza divina, per tutto il mondo ha una sola valenza: TERRORE.

venerdì 12 maggio 2017

LOVE HOTEL


LOVE HOTEL

Particolarità, bizzarrie e Guida completa all'uso 


Per noi italiani il concetto di Love Hotel è un qualcosa distante anni luce da qualsiasi concezione.
Ma facciamo un po' d'ordine: definiamo un Love Hotel.
Trattasi di hotels ad ore dedicati solo ed esclusivamente alle pratiche sessuali di coppie.
Capirai, mi direte, il classico motel di periferia con le lenzuola consumate e gli specchi di fianco al letto!
Uhmmm, no! Acqua! Siamo distanti anni luce.

I Love Hotel sono posti molto puliti, eleganti, moderni ed attrezzatissimi; ma quello che più stupisce è la frequenza con cui potete trovarne all'interno delle città giapponesi.
Un po' come i bar o le banche in Italia. Ovunque!
Come mai così tanti?
Per comprenderne il perché dovete un minimo calarvi nella realtà giappa.

Prima cosa: le persone lavorano tanto, (ma tanto tanto!) e molto spesso ad ore di treno di casa.
Casa... oddio! Chiamarla casa mi rimane difficile e vi parlerò presto delle abitazioni giapponesi, uno dei miei argomenti preferiti (lo so, prometto tanti argomenti ma credetemi, sono tutti in progetto, mezzi scritti e quasi finiti, è il tempo che manca, non la voglia).
In poche parole, per farvi comprendere meglio la cosa, sappiate che un giapponese medio abitante di una grande città (l'80% della popolazione, insomma), vive in uno spazio di circa 20/25 metri quadri; in un'unica stanza poliedrica e magica! Camera da notte, salottino e stanza da pranzo, a secondo dell'occorrenza. Tipo il miniappartamento di Artemio (Renato Pozzetto) ne "Il Ragazzo di Campagna".
Taaac!


Comprenderete che non sia sicuramente il miglior posto dove "appartarsi" in focosa compagnia, senza considerare la distanza dal luogo di lavoro dove i giapponesi svolgono la loro reale vita e spendono la quasi totalità del loro tempo.

Vabbè ma noi italiani i Love Hotel li abbiamo e sono su quattro ruote. Benedette le nostre auto, soprattutto quando ventenni ci hanno svoltato molte serate. Ok, ci hanno regalato anche figuracce epiche!
-Che ci fate qui??? Che state facendo?
-Ci scusi signor agente, avevamo una sensazione di caldo molto intenso e per paura di prender fuoco per autocombustione abbiamo ben pensato di denudarci... a dicembre. Ma ora ce ne andiamo! Tempo di ritrovare le mutande...
Per non parlare del freno a mano... maledetto freno a mano, mi sarà costato un paio di menischi e parecchi ematomi. Chi diamine ha inventato il freno a mano a stecca? Quello lungo col pulsante in testa per intenderci, che per tutta la serata non faceva che piazzarsi ovunque tra te e la tua donna, che "scordate proprio di accoppiarti; ci stai davvero a pensa'? E allora mi conficco tra le tue vertebre. Tiè!".
Inventore del freno a mano, se mi leggi, sappi che sei in cima alla mia black list, dietro solo allo spiritello che mi infila la polvere nell'ombelico. Prima o poi giuro che vi trovo! A te e allo spiritello.

E allora, direte: i giapponesi, come noi, possono farlo in macchina.
Acqua! Splash!
Numero uno: se non disponi di un posto auto privato (in città), non puoi proprio acquistare un'automobile.
Numero due: con i mezzi pubblici che funzionano così bene, le auto sono superflue (a meno di non vivere in campagna).
Numero tre: ricordate quei giri chilometrici alla ricerca di quel parcheggio appartato e lontano dagli occhi di tutti? Giri che a volte duravano intere nottate se non si era preparati o gran conoscitori della zona? Ecco, ora immaginate una cosa del genere in una città di 15 milioni di abitanti come Tokyo. Girereste alla ricerca di un posticino appartato per settimane.

Altro piccolo tassello: la privacy, a cui i giappi fanno molta attenzione; ed il tradimento, altra pratica mooooolto in voga da quelle parti.
Se si vuole stare intimamente con una persona, soprattutto da ragazzi, non la si porta a casa dove tutta la famiglia o i vicini di casa possono vederla. Giammai!
Per non parlare dell'amante di turno; non mi pare salutare portarlo/a in famiglia, che ne dite? Potresti far alterare qualcuno.

Ed infine la visione sociale del sesso. In un paese dove le effusioni in pubblico sono mal viste, in cui la pornografia è censurata e dove le manifestazioni d'affetto, anche in famiglia, sono centellinate, vi stupirà sapere che il sesso non è demonizzato.
Questione di retaggi religiosi e culturali diversi dai nostri, in cui il sesso non è visto come il male assoluto e nemmeno punito con 14 ave maria e 8 padre nostro; piuttosto visto come un atto sano e naturale, alla pari del mangiare o espletare i propri bisogni corporali. Ok, questa mi è uscita male, non volevo paragonare il sesso alla cacca ma spero di essermi spiegato.


Ricordo che una volta, dopo una cena galante con una bella signorina, questa mi chiese se preferissi andare a fare una passeggiata a Ueno (parco di Tokyo) o concludere la serata in un Love Hotel.
Così, d'emblée, al primo appuntamento. 😭
Se è un sogno non svegliatemi, pensai.
Ovviamente scelsi la passeggiata nel parco 😏

Ora lo so cosa state pensando: no, non al fatto che non andai al parco, ma che magari la ragazza in questione fosse una ragazza "facile".
Non mi permetto di fare di tutta un'erba un fascio; esistono milioni di ragazze in Giappone ed ognuna di loro ragiona in modo diverso dall'altra; ma lei non è stata l'unica a comportarsi così e no, non era una "facile". Ho riscontrato molto spesso questo senso di libertà "sociale" rispetto al sesso da parte di tutte le ragazze che ho avuto la fortuna e l'onore di conoscere, e di cui porterò con me sempre uno splendido ricordo.
Questo non significa che le ragazze giapponesi siano pronte a concedersi al primo che capita perché "free" o meno soggette a moralismi religiosi e sociali.
Significa solo quanto ho scritto: cioè che se voi siete il loro tipo, non avranno blocchi mentali, culturali, sociali o religiosi che tengano. Se sarete la persona giusta per loro, staranno con voi in un Love Hotel come starebbero con voi mano nella mano a guardare un romantico tramonto.
Già lo so che tutto questo ora solleverà polemiche su polemiche... mannaggia a voi, in galera mi farete finire!!!

No, non in una galera come questa ma in una vera

Tralasciando le future denunce e le sicure minacce di morte che nei prossimi giorni riempiranno i commenti, tacciandomi di "becero maschilismo" e blablabla... Torniamo a noi.
Cosa diamine sono questi benedetti Love Hotel?


Sono degli hotel veri e propri, con un tariffario che può andare ad ore oppure per l'intera notte (dalle 20.00 alle 08.00), con stanze bellissime ed a tema.
C'è la stanza "ton of love", quella sadomaso, quella anime, quella "scolastica", quella delle bambole, e tutte le più strane perversioni che possiate mai immaginare. Sì anche la batcaverna, la stanza a tema ramen instantaneo e quella Starbuks. Geni!!! Geni!!! GENI!!!




Tutte ultramoderne, ben curate, pulitissime e super attrezzate.
Potete trovarne con jacuzzi, docce spaziali, letti comodissimi, TV sedicimila pollici, play station e persino karaoke.
Ed io che pensavo di essere venuto per fare altro! Va a finire che mi faccio 'na cantata.
Vabbè dai, metti PES sulla play che ti insegno io come si gioca ad un gioco Konami; così ti riscaldo un po' ed esporto la mia democrazia! WELCOME TO THE JUNGLE SORELLA!!!


Karaoke box in una stanza di un Love Hotel

Piccolo appunto per chiunque di voi avesse la malsana idea di sfidare una ragazza giapponese ai videogiochi. Ricordate sempre che li hanno inventati loro. Figuraccia probabilissima!
Ma non divaghiamo...

I costi variano da hotel ad hotel ed a seconda della tipologia di camera scelta. La batcaverna, ad esempio, è per miliardari eccentrici con il gusto del travestimento ed un'insana passione per i pipistrelli.
Comunque partiamo dai 15-20€, fino a spese esorbitanti per camere ultra-futuristiche.
Come nella scelta di un normale hotel, il prezzo è influenzato da vari fattori.

L'ingresso nel Love Hotel è nella riservatezza assoluta. In alcuni casi le stanze sono indicate in un monitor e, una volta aver scelto la propria ed aver pagato, potrete ritirare la chiave della stanza ad uno sportellino automatico. Se doveste sforare con il tempo, si potrà pagare il restante direttamente dalla camera dove dovrete anche lasciare le chiavi.
In quelli meno tecnologici esistono sportelli oscurati dove il proprietario dell'hotel non potrà vedere in faccia i clienti ma potrà passar loro le chiavi della camera prescelta.


Una volta dentro e prima di uscire, tramite posta pneumatica vi arriverà il conto e dovrete inserire il contante; solo dopo il pagamento la serratura si sbloccherà e potrete uscire dalla vostra prigione del sesso e dalla specie di sequestro di persona, effettivamente in atto.
In alcuni casi è persino possibile pagare tramite pos direttamente dalla stanza.
Inoltre, come ogni hotel che si rispetti, alcuni Love Hotel dispongono anche di cucina e di servizio in camera, anche questo nel massimo della riservatezza e senza incontrare mai nessuno.


Le camere sono attrezzate con ogni accessorio da bagno ed anche "da letto". Profilattici, lubrificanti ed oli per massaggi, oggettistica; di tutto! Tutto il resto è in vendita in distributori automatici disposti "sapientemente" lungo i corridori o all'ingresso.
Il paradiso della perversione insomma.

Il tutto nella riservatezza e nel lusso più totale, senza dimenticare mai la sana e bizzarra pazzia che li contraddistingue.
Quanto volte ho già detto che li stramo?

Ah, piccolo neo: non è semplicissimo trovare Love Hotel gay friendly e questo è un vero paradosso. In hotel in cui la riservatezza è la concezione primaria, nonché essenziale, fare distinzione di preferenza sessuale mi pare un vero e proprio controsenso.
Ma sono certo che le nuove generazioni riusciranno anche a limare questi "spigoli".

Vabbè... ora vi saluto che di danni per oggi ne ho fatti a sufficienza e sento già le sirene della polizia in lontananza.
Come sempre, se volete aiutare a tenere a galla 'sta bagnarola, commentate, condividete, lasciate un mi piace su FB, iscrivetevi al mio blog, insomma, cliccate un po' di tasti di contorno, tanto per far casino, come piace a noi.
Ciao Grandi!

domenica 7 maggio 2017

KONBINI

KONBINI MARKET

Cosa sono e cosa vendono?


Chi di voi è già stato in Giappone conoscerà sicuramente i Konbini market.
Altro non sono che minimarket aperti h24 in cui è possibile comprare di tutto: dal cibo alle bevande, al materiale per la casa, alla profumeria, ai giornali e manga, ai generi di prima necessità, alle carte telefoniche... Insomma, quasi tutto.
La prima volta che si entra in un konbini, la differenza che si nota rispetto ai nostri supermercati o minimarket è la luminosità e gli sgargianti colori del negozio. Come ad attirare l'attenzione del cliente; le bottiglie di té che sembrano urlare "Comprami!!! Comprami!!" o le mille lattine di caffè freddo che invece vogliono gridarti "Lascia perdere quei succhi di foglie secche!! Bevi me che sono un tipo tost(ato)!". 

Prima di avervi messo piede non potevo nemmeno immaginare quanti tipi diversi di té potessere esistere! C'è davvero l'imbarazzo della scelta. Ricordo che in una delle mie prime esperienze in Giappone risposi con un "quello che vuoi, è uguale!" alla domanda quale té preferissi bere.
Apriti cielo! Insulti e malefici su di me!!!
NON È UGUALE!!! IL TÉ È SACRO!!!
Ai tempi ero un giovincello ignorantello che non aveva ancora imparato a riconoscere le varie tonalità e gusti dei centinaia di té in commercio.
Come se in Italia ti chiedessero se vuoi bere un Tavernello o un Brunello di Montalcino e tu rispondessi: è uguale!
Sbam! Marchiato a vita ed esiliato per sempre in Russia a bere vodka, così ti fai un po' di non-cultura ed educazione siberiana.


Per non parlare delle decine e decine di vari tipi di caffè, gli infusi, le birre ed i classici drinks da distributore automatico con gusti extraterrestri. C'è persino una bevanda al ciliegio.
No, non alle ciliegie (i frutti), proprio all'albero di ciliegio ed ai suoi fiori.
Se volete sapere di cosa sa, bhè... sa davvero di fiori! A me non fa impazzire l'idea di bere acqua rosa al gusto "fiori" ma sapete bene che in Giappone il ciliegio è sacro e guai a chi si permette di offenderlo; ergo lungi da me dire qualcosa di male su tale bevanda.
Insomma c'è davvero l'imbarazzo della scelta.

Veniamo poi al muro-frigo in cui sono esposte decine e decine di diverse cibarie: dagli onigiri, al sushi, ai bento (pasto preconfezionato composto generalmente da riso e carne o pesce, con vari contorni) ed a vari tipi di spiedini di ogni genere.

Muro frigo

Qui (nel muro frigo) vengono esposti solo i cibi a breve scadenza, che devono essere consumati entro la giornata. 
In Giappone questo tipo di mercato è molto proficuo e, dato che la maggior parte delle persone non ha tempo per prepararsi un pranzo a casa (il lavoratore medio esce di casa la mattina per rincasare la sera), questi generi alimentari vengono stra-venduti ogni giorno.
Alcuni preferiscono pranzare in ristoranti o tavole calde ma la maggior parte si adatta con pranzi di questo tipo, che sono più veloci e sicuramente più economici.
Da qui la necessità da parte dei konbini di avere quotidianamente del cibo preconfezionato fresco.

Vari tipi di onigiri

Diversi bento. In alto anche una selezione di sushi

Di fronte al muro-frigo, in genere, ci sono tutti quei generi alimentari a lunga conservazione: patatine (i giappi ne sono ghiottissimi), snack di vario genere, ramen e udon istantanei ed altre zozzerie che loro chiamano junk food, come negli States.
Immancabile poi lo scaffale gomme e caramelle che manco a Candyland...
Il tripudio degli zuccheri e del diabete!
Andateci piano con gli zuccheri che si cariano i denti! E si sa, i giappi a salute dei denti non sono messi benissimo.

A sx cioccolato e vari snack dolci. A dx patatine di tutti i tipi

Cibi precotti e bevande a lunga conservazione

Un'altra particolarità è lo scaffale con i generi per la toletta. Rasoi, assorbenti, saponi ecc... 
Qui troverete anche i profilattici ma fate attenzione se doveste mai comprarne; ne esistono di vari tipi e per gli stranieri la versione che loro chiamano L (che da noi è un classico condom) o se siete particolarmente fortunati, la XL. 
È infatti risaputo che le dimensioni in Asia siano diverse, ed un normale profilattico giapponese potrebbe non calzarvi alla perfezione. Ora... Non è che siano tutti minidotati (alcuni sì) ma diciamo che un condom normale non vi arriverebbe alla base. Per non parlare del senso di costrizione ed "asfissia" che può provocare.
Provare per credere.

Varie misure di profilattico. La F sta per Funghetto

Altra peculiarità di quasi tutti i konbini è l'ATM (il bancomat) all'interno del negozio, in genere vicino al telefono pubblico, e la sezione quotidiani, fumetti e riviste in prossimità della vetrina, dove molti giovani passano ore nello sfogliare e risfogliare le loro riviste preferite (soprattutto Shonen Jump o Shonen Magazine) ma anche qualche fumetto hentai. Sporcaccioni!
Vi è poi quella che chiamo la zona "fornetto" alla cassa.
Di cosa di tratta?
Di alcune teche in cui sono esposti cibi caldi come hot dog, degli gnocchi con ripieni, spiedini di wurstell (che però loro chiamano sausage, salsiccia), yakitori (spiedini di pollo); ed anche di vari forni a microonde in cui poter riscaldare il cibo in caso il cliente lo preferisse caldo.



I dipendenti sono sempre molto cordiali (come d'altronde ovunque in Giappone) ed è possibile pagare sia in contanti, sia con le carte di credito e sia con la tessera metro. Avete capito bene.
Un giorno scriverò un articolo anche su questo.

Entrare in un konbini è un'esperienza che chiunque abbia visitato il Giappone ricorderà per sempre. Benché lontana dai luoghi di cultura, di storia e di tradizione, è un tuffo nei loro usi e costumi, una full immersion nella loro vita quotidiana e una scoperta immancabile nel mondo nipponico.

domenica 30 aprile 2017

TAKOYAKI, LE FAMOSE POLPETTE DI POLPO


TAKOYAKI

Cosa sono? Come si fanno e qual è la loro storia?


Per la rubrica Giallo Giapponiamo oggi vi parlerò dei Takoyaki.
La prima volta che arrivai ad Osaka avevo già sentito parlare innumerevoli volte dei Takoyaki, sia da amici giapponesi che da italiani in visita in Giappone; tutti concordi:
"Deliziosi! Da provare assolutamente!"
Ma cosa sono?
Si tratta di una pietanza tipica della regione del Kansai e della città di Osaka, composta di varie polpettine fritte fatte con una pastella di farina di frumento e dei pezzettini di polpo, il tutto preparato ad hoc in una speciale pentola, la takoyaki-ki (たこ焼き器).

takoyaki-ki (griglia per i takoyaki), ogni famiglia di Osaka ne possiede una

Questa pentola è una sorta di griglia di ghisa con delle depressioni emisferiche, dove va riversata la pastella e successivamente aggiunto il polpo. Se si vuole si possono aggiungere ingredienti come cipollotto, zenzero rosso e tenkasu (una specie di riso soffiato fatto con la pastella di farina), e una volta cotta su un lato, si provvede a rigirarla tramite degli stuzzicadenti per cuocere l'altra parte con movenze ed abilità di un cuoco/ninja laureato al villaggio della foglia.


Serviti infine su delle barchette di foglie di bambù o di corteccia lavorata, vengono guarniti con vari topping: salse otafuku, maionese, alghe tritate o il katsuobushi.
Ahhhh il katsuobushi...
Chi di voi sa cos'è?
Sono delle sottilissime scaglie di tonnetto essiccato ed affumicato molto usate nella cucina giapponese. Quando si cosparge un cibo caldo/bollente con il katsuobushi potrete assistere alla danza del katsuo (rileggete attentamente e lentamente: DANZA DEL KATSUO. Se state ridendo come me, sappiate che siete delle bruttissime persone).
Queste scaglie, con il calore, prenderanno vita ed inizieranno a danzare e danzare, rendendovi stupefatti ed abbasando di qualche punto il vostro appetito.
Mah.. Mah... Ma che Katsuo??? 😦


I Takoyaki sono considerati uno snack più che un vero piatto e sono caratteristici dello street food.
Se vi trovate ad Osaka non potete perdervi uno spuntino con dei Takoyaki; li trovate in qualsiasi zona turistica dove vi sono bancarelle (Yatai, 屋台) e cibo da strada.

tipico yatai giapponese

Ma qual è la loro storia?
Pare siano il parto della fervida immaginazione di tal Tomekichi Endo che nel 1935, inspirandosi agli akashiyaki (ravioli ripieni di polpo), regalò ad Osaka quello che è ancora considerato il miglior cibo da strada della città.
In pratica 'sto tipo prese gli akashiyaki (i cugini poveri dei takoyaki, fatti con un composto di uovo e polpo e intinti in una speciale salsa) e li servì versando la salsa direttamente sopra ed aggiungendo la farina al composto.
Successone!!! 👏👏👏
Quando si dice GENIO.

Akashiyaki (trova le differenze)

I Takoyaki spopolarono velocemente in tutta la regione del Kansai e successivamente anche in quella del Kanto (dove si trova Tokyo per intenderci) diventando una pietanza famosissima in tutto il Giappone.

lo yatai galleggiante di Octy (o Hachi nella versione giappa) in One Piece

All'estero, ad eccezione di qualche apparizione in manga ed anime, non sono conosciuti e nemmeno molto consumati; ed, egoisticamente, mi piace che sia così.
Passeggiare per le stradine di Osaka, ascoltare i rumori della città, sentire i profumi dei takoyaki e degli altri cibi da strada giapponesi è un'esperienza che non sarebbe minimamente paragonabile al consumarli in un fast food all'estero.
Chiamatemi romantico se vi piace...

martedì 18 aprile 2017

I GIAPPONESI E LE TETTE

IL LORO AMORE SCONSIDERATO PER IL SENO ED I GIAPPO-TRUCCHI PER AUMENTARE LA TAGLIA


"Ricercatori" giapponesi hanno fatto una sensazionale scoperta su come far aumentare la taglia del seno



Non vi sarà sicuramente sfuggito, negli anime e nei manga, l'abbondanza e la prosperità del seno dei personaggi femminili; poi però, i fortunati di voi che avranno messo piede in Giappone, avranno notato una "sottilissima" discrepanza: le ragazze sono piatte!
Come il mare calmo, come la terra per i piattaformisti, come la Pianura Padana.
Piatte!
I campi da calcio di Holly e Benji sono meno piatti delle ragazze giapponesi.
Non parlo di tutte le ragazze, ovviamente, ma diciamo che è molto raro incrociare donne prosperose.

Curve di una ragazza giapponese... ah no! Questa è la Pianura Padana

E allora... perché questo amore smisurato per il seno?
Cos'è questa fissa?
L'uomo medio giapponese ha una insana predilezione per la ghiandola mammaria che nemmeno un lattante in astinenza da poppata.
Come spesso accade, la penuria fa aumentare il desiderio, e questo può anche essere facilmente capibile; inoltre in una società molto formale, in cui il nudo in tv è vietato, la libido ci mette un nanosecondo a schizzare a livelli da pervertito sniffa mutandine. Pensate che persino i porno sono offuscati con le malefiche nuvolette di pixel ingranditi! (Non fate finta di non sapere di cosa stia parlando, se siete portatori sani di pene, sapete benissimo a cosa mi riferisca, e questo fa di voi delle bruttissime persone! Se siete delle ragazze che "non guardano certe cose", chiedete ai vostri uomini, sapranno sicuramente delucidarvi a sufficienza).
Ma veniamo al punto dolente della questione: perché le ragazze giapponesi scarseggiano in misure?
Di chi è la colpa?
Della zio Sam? Delle multinazionali del porno?


Pare sia tutta colpa di un diabolico gene chiamato EDAR. Questa mutazione risalente addirittura a 35000 anni fa, avrebbe differenziato molto la razza asiatica da quella caucasica ed africana, fornendola di capelli più spessi, maggiori ghiandole sudoripare, particolare conformazione di occhi e naso, e seni più piccoli nelle donne. (Per chi fosse interessato, qui trovate la storia sugli occhi a mandorla)
Gioie e dolori. Dannato EDAR, avevi fatto tutto bene, non potevi sorvolare sulla storia del seno?

(Vi prometto che continueremo ad insultare malamente EDAR più tardi, ora torniamo a noi)

Capirete quindi che un paese dove un accenno di seno è considerato un décolleté alla Jessica Rabbit, abbia creato una schiera di ragazzi perversi, facilmente suscettibili al primo accenno di forma.
Da qui il desiderio di eroine di manga ed anime maggiorate, e la nascita delle nostre ragazze animate preferite: Nami e Boa Hancock di One Piece, Fujiko di Lupin III, Leafa di SAO, Nozomi di Love Live e così via.

Tappetino del mouse ergonomico... altro da aggiungere?

Ma il bello deve ancora venire!
Questi geni del male che non sono altro, hanno convinto l'intera popolazione femminile nipponica su una cosa che ha dell'incredibile.

Vi chiedo solo un attimo di concentrazione perché quello che state per leggere avrà ripercussioni serie sulla vostra stabilità psichica e fisica ed è talmente incredibile da mettere in dubbio le vostre stesse esistenze e le vostre credenze: sia scientifiche che religiose.

Dunque...
Le ragazze giapponesi sono convinte che...

...
...
...
...

...se un uomo palpeggia le loro tette, queste possono diventare più grandi!

...
...
...
...


SBAAAAAAAM!!! 💥💥💥💥


Maschio italico che fai tanto il figo in giro per il mondo, atteggiandoti a playboy del bel paese ed arcuando sopracciglia che manco le ali del gabbiano Jonathan... hai capito con chi hai a che fare, sì?
Gli uomini giapponesi hanno messo in mente all'intera popolazione femminile che: palpeggiandole, toccando i loro seni e strizzando le loro bocce, le ragazze avranno dei bonus di taglia!

92 MINUTI D'APPLAUSI 👏👏👏👏👏



Geni sconfinati del male che Dottor Male per cortesia scansate proprio!
La genialata va talmente tanto oltre che la cosa vale solo ed esclusivamente se è un uomo a toccar loro il seno, lo stesso non accade se a farlo è una donna.

OVAZIONE! 👏👏
GRANDI!!! IMMENSI!!! 👏👏👏

Il tutto correlato da spiegazioni scientifiche varie ed articoli su articoli. Addirittura tutorial!

MAESTRI! 👏👏

Hanno messo in mente alle donne che una buona stimolazione della ghiandola, associata ad un buon drenaggio linfatico ed alla produzione elevata di ormoni (causata dal tocco di un uomo e non di una donna) faccia crescere il seno di almeno una taglia.

GENI!!! 👏👏👏👏

Lo so che sembra che stia inventando tutto perché la cosa farebbe già troppo ridere così, ma no!
Lo sapete che mi piace andare a fondo sull'argomento e non contento vi posto dei link in cui le giappe dicono quanto vi ho appena raccontato.
Trovate gli articoli QUI e QUI. Sono in giapponese quindi se non conoscete la lingua dovrete affidarvi alla traduzione automatica di google oppure a quanto vi ho detto io.



Ed io stolto che ancora credevo che l'unico modo che avevamo noi uomini per far crescere il seno ad una donna era metterla incinta. Che idiota!
Palpatina is the new mastoplastica!

Comunque... BASTA!
Hanno decisamente vinto loro: su tutto.
Campioni indiscussi della razza umana.
Inchiniamoci!

Ora torniamo al problema principale e a quel maledetto gene mutato EDAR!
Credevi di averla scampata? Non ho ancora finito con te! So dove abiti!!!

sabato 8 aprile 2017

KANAMARA MATSURI: LA FESTA DEL PENE

KANAMARA MATSURI

Quando il pene diventa il protagonista di una festività



Esiste in Giappone una festa molto particolare in cui migliaia di persone si riuniscono ogni prima domenica di Aprile per inneggiare ed acclamare il pene.
Ebbene sì! Proprio lui. Il ciclope calvo, il fungo boletus rosa, il simpatico e primordiale organo di pensiero degli uomini, prima ancora del cervello.
L'uomo, si sa, prima di attivare delle connessioni neuronali cerebrali deve bypassare il proprio organo sessuale, altrimenti le due schede vanno in conflitto e sapete tutti come finisce... Vince il simpatico omino rosa.
Le donne invece non hanno questa fortuna e devono ragionare sempre e solo con un cervello. Deve essere davvero limitante. Ciù is megl che uan!



Fatto sta che ogni prima domenica d'Aprile, numerose famiglie e single giapponesi si riversano nelle strade di Kawasaki per festeggiare la fertilità, assistendo a sfilate di statue enormi a forma di pene, baldacchini con peni d'ebano, ragazze che cavalcano missili lignei di fallica forma manco fossero delle cavallerizze di un rodeo texano, centinaia di persone che degustano lecca lecca dalla forma ambigua (manco tanto!) e soprattutto lui, il mistico essere con la proboscide al posto del naso: il PENEFANTE.
Il penefante ha una certa età e si vede, ma lui se ne frega di ciò che pensa la gente e vaga tronfio per le strade di Kawasaki mostrando la sua proboscide rosa come a dire spavaldo "la mia è più grande".
Scene di ordinaria follia.

Il mitologico Penefante

In realtà la festa avrebbe anche un'origine abbastanza seria. Sebbene ad oggi sia intesa come celebrazione della fertilità e in moltissime vi si recano per pregare e chiedere una gravidanza, un dolce parto e l'armonia familiare, in passato era luogo di preghiera in cui, soprattutto le prostitute, invocavano la protezione degli dei verso le malattie sessualmente trasmissibili.
Ancora oggi nella scia di quelle antiche tradizioni l'incasso della festa viene devoluto alle associazioni per la lotta all'AIDS, ma la festa ha acquistato un aspetto molto più folkloristico e meno "spirituale".






Non vi è moltissimo altro da aggiungere sulla manifestazione, le immagini parlano da sole però, se doveste trovarvi in Giappone la prima domenica di Aprile, fossi in voi un salto ce lo farei pure.
Attenti a dove mettete i piedi però e, soprattutto, a chi date le spalle. Caxxi vostri!