venerdì 2 febbraio 2018

KISS ME LICIA - LOVE ME KNIGHT (by Lotal)


KISS ME LICIA



Love Me Knight


Manga e musica sono da sempre stati un connubio perfetto, basti pensare a manga famosi come Nana o il più recente Suzuka. Molti artisti si sono interessati a questo duo ma uno dei pionieri è stata Kaoru Tada con il suo manga di successo Love me Knight, conosciuto da noi con il nome di Kiss me Licia. Pubblicato nell’82, rappresenta uno spaccato della cultura rock dell’epoca in Giappone con toni leggeri grazie ad un disegno semplice e funzionale. Attraverso le storie dei nostri protagonisti scorgiamo il contrasto dell’epoca tra la cultura classica giapponese e quella più americana portata nel sol levante attraverso un mondo nuovo, quello della musica rock. Un palco che diventa un mondo fatto di tournee, di incisioni di dischi, di fan spesso ossessivi e di problemi con i propri collaboratori; il tutto vede protagonisti i Beehive una band di Osaka e alcune persone intorno a loro. Per rappresentare in modo più accurato questa realtà l’autrice si rivolse a cantautori dell’epoca, infatti tutti i testi delle canzoni contenuti nell’opera sono frutto di collaborazioni con questi.



 Love me knight è uno shoujo, un manga per ragazze che generalmente tratta di storie d’amore, infatti l’altra faccia della narrazione è incentrata sulla relazione tra il personaggio di Go (Mirko) e Yaeko (Licia). Quest’ultima non rappresenta il classico archetipo della “principessa” ma piuttosto quella della ragazza “acqua e sapone” alla quale le lettrici sono più inclini a trovare punti di contatto. Nonostante larga parte della vicenda sia incentrata su detta storia d’amore i personaggi secondari sono anche loro ben caratterizzati attraverso storie corali, delle volte anche divertenti.


Nell’84 venne prodotto l’anime che ebbe straordinario successo in Italia( tanto da produrre tre serie tv con protagonista Cristina D’Avena nei panni di Licia)  e che invece, in madrepatria, ha lasciato indifferente il pubblico per le enormi modifiche apportate sia alla trama che al design dei personaggi(Licia come vediamo pure nella sigla originale in realtà nel manga è bionda) ricevendo critiche da più fronti per aver  snaturato l’opera fino a trasformarla in una sorta di alternativa all’originale.



Love me Knight in conclusione è un ottimo shoujo manga che non perde il suo stile neanche dopo tutti questi anni come d’altronde anche l’anime, ma a mio avviso vanno considerate come due ottime opere simili; non identiche.

Voto manga: 8
Voto anime :7,5


By Lotal

martedì 30 gennaio 2018

IL SUICIDIO IN GIAPPONE



IL SUICIDIO IN GIAPPONE

Numeri, cause e motivazioni, spiegate direttamente dai giapponesi



È sempre molto difficile affrontare certi temi, soprattutto se ad affrontarli è un "cantastorie" come il sottoscritto; uno che ha sempre preferito la geniale idiozia alle serietà del mondo.
Detto questo, l'argomento "suicidio" in Giappone è un qualcosa che mi ha sempre molto colpito ed incuriosito e vi prometto che proverò, vista l'importanza e la serietà dell'argomento, ad essere il meno idiota possibile (per quanto sia fattibile la cosa).

Penso conosciate più o meno tutti il famoso video di Logan Paul sulla foresta dei suicidi in Giappone.
Per chi se lo fosse perso, cerchiamo di fare un piccolo preambolo.

La foresta dei suicidi (Aokigahara 青木ヶ原) è una foresta ai piedi del monte Fuji dove, sin dal 1950, i giapponesi decidono di concludere la loro vita compiendo l'atto estremo del suicidio. Ogni anno ad Aokigahara sono centinaia le persone che decidono di togliersi la vita.
Logan Paul invece è uno youtuber molto apprezzato dal pubblico (il suo canale ha 16 milioni di iscritti!!!), che però personalmente non seguo; non perché non lo ami o perché lo disprezzi ma semplicemente perché il suo materiale non è di mio gusto.
Tale Logan Paul, durante un viaggio in Giappone ha ben pensato di fare moltissimi video per il suo canale YouTube e di ambientarne uno proprio nella foresta dei suicidi.
Qui, dopo aver casualmente avvistato il corpo di una persona impiccata, ha deciso di creare un video in cui ha finto la casuale scoperta, montando una scenetta preparata ad hoc, con finto shock iniziale e, a mio avviso, qualche battutina di troppo.
Le critiche ricevute sono state tantissime, tanto che il video è stato persino bloccato da YouTube.
Nei primi video montati, ad esempio, non era nemmeno stato oscurato il corpo del povero suicida.
Tutta la comunità, giapponese e non, si è rivoltata contro lo youtuber che ha, d'altro canto, usufruito di una notorietà pazzesca, anche se la sua immagine ne è uscita parecchio indebolita.

Foresta di Aokigahara 青木ヶ原

Logan Paul nel video contestato

Dallo scalpore per questo episodio è tornato alle cronache un argomento molto discusso e spesso sottovalutato che però ha un forte impatto in Giappone e nel mondo: il suicidio.
Il Giappone è uno dei paesi con il maggiore tasso di suicidi al mondo.
I sociologi ne attribuiscono le cause al forte stress lavorativo, all'estenuante competizione e rivalità che si ha sia a casa che al lavoro, ai rapporti umani ed anche a fattori culturali e storici (vi dice niente il seppuku?).

Si calcola che in Giappone in media ogni giorno 70 persone si tolgano la vita.
Oltre 30000 sono il numero di suicidi che si compie ogni anno.

Non sarò qui a darvi una lezione di storia e cultura giapponese, né tantomeno a spiegarvi le motivazioni sociologiche di tale gesto o cercare di dare una mia interpretazione. Sarebbe presuntuoso da parte mia e sarei la solita voce che starnazza nell'aia.
L'idea di questo articolo è proprio quella di dar voce ai giapponesi.
Saranno loro, con le loro parole e le loro risposte, a spiegarci il perché di questo fenomeno ed a permettervi di trarre, alla fine, delle vostre personalissime conclusioni.


Abbiamo posto ai giapponesi due domande su tutte:

-Perché, secondo te, in Giappone il numero dei suicidi è così elevato?
e poi...
-Hai mai pensato al suicidio?

  • Uomo giapponese, 33 anni:
    -Perché c'è molta pressione. In Giappone i neo laureati sono molto ambiti ma non devono avere più di 22 anni (in Giappone la laurea si consegue a 22 anni ndr). Dopo i 22 non si è ben visti. Se sbagli un esame all'università o perdi un anno, sei marchiato per sempre.
    Dobbiamo frequentare le migliori scuole sin dall'infanzia, i genitori vogliono per noi solo le migliori amicizie e la competizione ci accompagna dalla nascita alla morte.
    -No! Non ho mai pensato al suicidio.
  • Donna giapponese, 45 anni:
    -Difficile rispondere. Dovrei chiedere ad una mia amica che ha tentato il suicidio.
    -Mi è capitato di pensare al suicidio ma mai seriamente.
  • Donna giapponese, 38 anni:
    -Bhé... è una domanda davvero difficile perché ogni persona la pensa diversamente, quindi non posso rispondere facilmente.
    -Non ho mai pensato al suicidio perché ho una sola vita a disposizione e voglio godermela. Inoltre devo pensare ai miei due figli che hanno bisogno di me.
  • Donna giapponese, 26 anni:
    -Assolutamente tutta colpa della società che crea molto stress. Non c'è libertà. È una società psicologicamente criminale; non so se riesco a spiegarmi bene ma ha troppe regole e crea un clima non buono per la salute mentale delle persone.
    -Io no, mai pensato al suicidio. Però mia madre sì. Tutta colpa di quel suo cazzo di lavoro!!!
  • Uomo giapponese, 29 anni:
    -Che domanda seria! Allora... penso che le persone che commettono un suicidio credono di non avere altre soluzioni. In Giappone non ci sono abbastanza comunità, luoghi adatti o persone qualificate che possano aiutarli. Ad esempio, persino nelle grandi multinazionali, non esiste un'assistenza psicologica per i dipendenti, cosa che invece è normale negli States.
    -No, mai! Mai pensato di togliermi la vita.
  • Donna giapponese, 28 anni:
    -È un problema di ambiente lavorativo e di cultura. Lo stress e l'alta pressione sul posto di lavoro portano spesso le persone al suicidio.
    -No, mai pensato di togliermi la vita. Però posso capire perché qualcuno possa pensare di commettere un suicidio. Ho sentito e visto persone che lavorano come bestie sotto forte stress.
  • Donna giapponese, 34 anni:
    -C'è molta competizione; tutti si aspettano sempre il massimo e non si può fallire. Inoltre, soprattutto nelle scuole, il bullismo tende a far isolare i ragazzi più deboli e sono tanti quelli che decidono di togliersi la vita perché convinti di essere inadeguati. Un altro problema è la mancanza di comunicazione a casa con i genitori che molte volte sono ignari di ciò che sta capitando al figlio, vittima del bullismo scolastico, ed incapaci di aiutarlo. Gli stessi professori dovrebbero essere più presenti.
    -Anni fa, dopo una forte delusione d'amore, ho avute strani pensieri di buttarmi sotto le rotaie prima di prendere il treno che mi avrebbe portato al posto di lavoro che avevo scelto per compiacere quel traditore.
  • Donna giapponese, 22 anni:
    -Davvero? Non credo che molti giapponesi siano a conoscenza del fatto che qui i suicidi siano così tanti. Non gli diamo molto peso.
    -No, mai.
  • Uomo giapponese, 62 anni:
    -Noi giapponesi siamo un popolo molto diligente ed introverso. C'è una tendenza a non mostrare agli altri le nostre debolezze o insicurezze; questo ci porta ad isolarci dagli altri ed a cercare di sobbarcarci tutti i nostri problemi sulle nostre spalle, senza chiedere aiuto. Tutto ciò delle volte non lascia molte possibilità ed il suicidio è visto come l'unica soluzione.
    -In momenti di difficoltà si può anche pensare male, l'importante è essere forti ed avere una famiglia pronta ad aiutarti.
  • Uomo giapponese, 32 anni:
    -È una domanda a cui è difficile rispondere così al volo. Dovrei rifletterci bene prima di poter dare una risposta.
    -(non ha lasciato una risposta ndr)
  • Donna giapponese, 48 anni:
    -Forse perché il divario tra ricchi e poveri è molto ampio; poi il problema del bullismo a scuola, le molte ore di lavoro, i problemi di cuore...
    -No, mai! Forse perché sono una persona felice. Ma se c'è un bell'uomo come te, divento anche più felice.
    (Ho pensato a lungo se inserire o meno quest'ultima dichiarazione per non apparire troppo sborone. Ma il fatto che una donna giapponese single di 48 anni mi abbia detto una cosa del genere, andava condivisa col mondo! Son conquiste! Vado subito ad aggiornare il mio curriculum)
  • Donna giapponese, 33 anni:
    -Il Giappone è un paese isolato dagli altri ed ha una società molto omogenea. Le persone sono forzate a collaborare tra loro per far sì che la società ne benefici, d'altro canto, in famiglia, le persone sono molto chiuse e più individualiste. Il numero di persone che decidono di vivere da sole sta crescendo molto. Le ragioni del suicidio stanno nella differenza tra quello che la società vuole e quello che l'individuo vuole. Le persone quindi sono molto frustrate e spesso stressate perché non felici dell'ambiente in cui vivono.
    Inoltre noi giapponesi siamo gran lavoratori e questo ci porta a perdere molto tempo al lavoro; tempo che invece dovremmo dedicare a noi stessi. Questo accade soprattutto tra gli uomini dai 25 ai 50 anni, in cui molte volte lo stress causato dal lavoro può portare a vedere il suicidio come una soluzione definitiva.
    -No comment!
  • Donna giapponese, 28 anni:
    -Credo che il problema principale stia nella scarsa comunicazione tra le persone. Inoltre le persone sono troppo pessimiste e si colpevolizzano troppo, chiedendo troppe volte scusa, anche quando non serve.
    -Sinceramente sì, ci ho pensato una volta. Ma non ci sono riuscita; ho avuto troppa paura.

Come potete notare dalle differenti risposte, gli aspetti toccati sono molteplici: lavoro, scuola, società, bullismo, famiglia, ecc.
Sono tanti i motivi che portano la società giapponese ad un punto tale da non vedere alternative "all'insano gesto".




Potrei chiudere in mille modi questo articolo ma preferisco lasciarvi con una risposta scritta da un ragazzo giapponese a Lucia, una nostra lettrice che ha voluto condividere con noi una testimonianza tanto forte (grazie ancora Lucia).

"ciao e perdonami il ritardo, ma come sai, lavoro fino a 16 ore al giorno. Le domande che mi hai posto sono estremamente delicate ma visto che ci conosciamo da anni, ho deciso di rispondere con una panoramica generale.
Suicidio e depressione ..
Sin dalle nostre origini siamo stati un popolo che vive con onore. Con l'onore costruisci relazioni umane; e con relazioni umane e rispetto, puoi vivere bene. Sfortunatamente, ci vogliono soldi per vivere bene. Il Giappone è costoso, non ti permette mezze misure ... o sei ricco o sei povero.
Hai bisogno di soldi per sposarti e hai bisogno di soldi per morire.
Una donna cresce nella speranza di sposare un uomo ricco, perché l'Onore nel corso del tempo si è trasformato in ricchezza. Se voglio una ragazza, devo avere un sacco di soldi ed è per questo che lavoro molto.
Volevo suicidarmi. Ma avrei fatto pesare il suicidio sulle finanze dei miei genitori e avrei fatto perder loro l'onore ... perché la linea sottile tra onore e denaro, come ti ho spiegato, è estremamente fine.
Sorrisi, comportamenti, rispetto ... Valori larghi da descrivere e spero che il mio piccolo rapporto possa aiutarti a capire che dietro ogni sorriso in Giappone ci sono anni di privazioni e anime perse. Ti chiedo cortesemente di non rivelare il mio nome, la rete è strana.
Grazie, ------
"



sabato 27 gennaio 2018

SHI-KI (by Xaldin03)


SHI-KI

Il demone cadavere



Shi-Ki è una serie anime del 2010 di 24 episodi prodotta dallo studio DAUME, tratta da una “light novel” scritta da Fuyumi ono.
Esiste anche una versione manga disegnata da Ryu Fuijisaki e distribuita in Italia dalla "Star Comics".
Per chi non lo sapesse le light novel sono dei romanzi con illustrazioni simili ai disegni di manga (il più delle volte si tratta di una collaborazione, tra uno scrittore che si occupa della stesura del testo e di un disegnatore che illustra alcune delle scene presenti nella storia).

Ma torniamo a Shi-Ki...
       


La storia ha luogo a Sotoba, un villaggio rinchiuso in una valle tra le montagne di circa 1300 anime dove al termine di un’estate, avverranno due fatti che ne sconvolgeranno la tranquilla vita:
prima un’eccentrica famiglia all’apparenza benestante i “Kirishiki” si trasferirà nella villa di Kanemasa, costruita su di una collina dalla quale si domina l’intera valle, e successivamente cominceranno a verificarsi una serie di improvvise morti.
Il momento dell’arrivo dei proprietari di Kanemasa sarà l’inizio di una valanga inarrestabile di eventi che finirà per coinvolgere tutti gli abitanti, inconsapevoli attori tragici di un sanguinoso “scontro”.
Nonostante l’ambientazione dell'orrore e le tematiche sovrannaturali, l’anime mette in campo due diversi tipi di conflitti: il primo con un confronto netto e visibile, ed un altro tipo di scontro nascosto nei desideri dei vari personaggi.


L’atmosfera horror che l’autrice sceglie è quella ben collaudata in larga parte dalla relativa cinematografia, ma lo fa attingendo a partire dalla terminologia sovrannaturale orientale fino alle diverse caratteristiche del “male”.
La sua personalissima visione attraverserà tutta una serie di sfaccettature tramite le singole vicende di ogni personaggio, mostrando di volta in volta, allo spettatore, un diverso dilemma, senza però fornirne delle risposte.
Mentre per quanto riguarda lo scontro nascosto esso è il contrapporsi delle volontà di lasciare un luogo, l’accettazione del cambiamento, il formarsi di nuovi legami inaspettati avversa a quella di restare, di accettare le proprie radici, del mantenere le tradizioni e del proteggere la propria famiglia.
                                                                                             


Il protagonista dell’intera opera è il villaggio con un focus verso una decina di personaggi, di cui due rappresentano la volontà di restare e la volontà di andarsene.
Shi-ki è un anime che vi farà riflettere con scene di forte impatto emotivo, vantando un character design cupo e particolare e che vi trascinerà in una storia iniziata con il sangue e che finirà con il sangue, senza nessun vincitore.
Una volta concluso, capirete quanto sia corto il confine che separa il bene dal male.


VOTO: 8

Xaldin03

sabato 20 gennaio 2018

SAINT SEIYA - I CAVALIERI DELLO ZODIACO (by Lotal)

SAINT SEIYA

I Cavalieri dello zodiaco



Si potrebbe erroneamente pensare che i giapponesi siano un popolo che, quando in cerca di ispirazione, si rivolgano solo ai propri miti; in realtà sono affascinati da qualsiasi tipo di leggenda proveniente da qualsiasi tipo di cultura, come ad esempio il mito greco-romano.
Uno degli esempi più noti, straordinario successo che continua senza sosta dall’86, è Saint Seiya (I Cavalieri Dello Zodiaco) di Masami Kurumada.
Quest’opera nasce come manga per poi diramarsi in tutti gli ambiti del merchandising (anime, giocattoli, libri, figure e videogiochi) proponendo un tempo del mito che non si è mai interrotto. Protagonisti di questa storia sono i saints, i cavalieri sacri di Atena addestrati fin da bambini per difenderla e servirla contro ogni genere di pericolo.


L’odierno mito rielaborato da Kurumada, pure affondando pesantemente le radici nella classicità, ne presenta degli aspetti che utilizza come base per scontri sovrannaturali tra lottatori che trascendono i limiti umani traendo una forza dal firmamento, il cosmo. Avete presente come Ercole raggiunge l’immortalità alla fine del suo cammino diventando una costellazione? Ebbene i cavalieri in modo similare possono attingere a un potere illimitato dalle proprie costellazioni protettrici. Il simbolo e lo strumento che lega il cavaliere alla sua costellazione è l’armatura o myth cloth.   


Protagonisti assoluti della narrazione sono la reincarnazione di Atena ed uno sparuto gruppo di giovanissimi Saints: Seiya, Shun, Ikki, Hyoga e Shiryu conosciuti nella versione italiano dell’anime, rispettivamente come Pegasus, Andromeda, Phoenix, Cristal e Sirio. La trama del manga è semplice come quella che ci si aspetta da uno shōnen, ma ricca di colpi di scena e scene commoventi. I personaggi risultano ben approfonditi e studiati anche attraverso il loro stile di combattimento che fa ben risaltare il loro carattere.


Nonostante una storia ben fatta non si può dire la stessa cosa del disegno del manga. Le illustrazioni di Kurumada appaiono semplici e poco curate (eccezion fatta per quanto riguarda le armature: raffigurate alla perfezione nelle illustrazioni alla fine dei volumi del manga, che ci spiegano la loro "vestizione"); persino le scene d’azione danno l’impressione di sembrare rigide. È vero che come tutti i gli artisti il suo disegno si è evoluto ma è rimasta ancora l’impronta semplice che lo ha sempre contraddistinto. Di questo anche il nostro autore ha preso coscienza col passare del tempo, dato che a parte in un'occasione (Next Dimension), le altre serie manga riferite a Saint Seiya saranno solo scritte o visionate da lui, lasciando l’illustrazione ad altri artisti come Shiori Teshirogi (The Lost Canvas) e Megumu Okada (Episodio G).


L’anime originale, invece, inizia un’anno dopo la serializzazione del manga, ricalcandone più o meno tutta la storia tranne l’ultima saga che sarà poi rilasciata in un secondo momento (anno 2002).
Shingo Araki direttore dell’animazione riuscì a catturare perfettamente lo spirito della serie donandogli un’aspetto indimenticabile e reinterpretando alcuni aspetti come la vestizione, che appare più sovrannaturale e meno meccanica.
Come accade spesso in alcune trasposizioni può mancare una certa fedeltà nella trama, piccoli o grandi particolari possono essere tralasciati, come il fatto che i protagonisti della storia principale sono figli dello stesso padre ma di madri diverse o, per esigenze dei palinsesti televisisvi, possono essere richiesti episodi in più che costringono gli studi di animazione a creare quelli che vengono chiamati  o definiti “filler”.


In saint seiya adirittura questi filler raggiungono le dimensioni di una saga, come quella di Asgard, peraltro lunga ma non fuori dal contesto della serie.
In conclusione Saint seiya è un’ottimo shōnen adatto a tutti; sia ai nostalgici che alle new generations anche se, per avere una visione ottima dell’opera, consiglierei di leggere il manga per la narrazione e visionare l’anime per l’azione. 


Voto: 8

Lotal

mercoledì 17 gennaio 2018

L'INTERVISTA DOPPIA-GIAPPA

L'INTERVISTA DOPPIA-GIAPPA

Giuseppe e Sabrina rispondono dal Giappone


Ragazzacci ma soprattutto ragazzacce, pazzi scocciati che leggete questo aborto di blog, parto di una notte insonne del sottoscritto dopo una cena a base di peperoni saggicce e ov (peperoni salsicce ed uovo, per chi non fosse avvezzo al dialetto abruzzese); spesso e volentieri mi chiedete molto sul vivere in Giappone, delle mie esperienze lì, del come, del quando, del perché...
I miei articoli generalmente parlano di questo e delle mie personali esperienze ma... cosa ne pensano gli altri italiani che vivono in Giappone?

Oggi vi presento Giuseppe e Sabrina, due ragazzi italiani (lui abruzzese e lei romana) che hanno abbandonato le sacre sponde italiche per trasferirsi in Giappone e cominciare una nuova vita, lasciandosi tutto e alle spalle e spalancando un portone di possibilità.
Due storie completamente diverse, con scenari differenti che però hanno permesso loro di vivere stabilmente in Giappone, di farsi una vita e soprattutto di trovare un buon lavoro, seppur in modi totalmente distinti.

Ecco a voi, ordunque, la prima (e forse unica) intervista doppia-giappa, fatta da me...
quindi fatta malissimo!


Giuseppe e Sabrina. Qui ritratti appena arrivati in Giappone.

Ciao, nome?
-Ciao! Mi chiamo Giuseppe, qui in Giappone soltanto “Peppe” per semplificarmi la vita...
-Sabrina

Età?
-Ho compiuto da poco 25 anni!
-33

In Giappone dal?
-Gennaio 2015, 3 anni esatti.
-2011 (ndr settembre)

Cosa ti ha avvicinato al mondo "Giappone" e perché proprio gli anime? 😏
-Sono convinto che a portarmi dove mi trovo adesso sia stata la ricerca della risposta a questa domanda. Devo ammettere di essere ancora molto confuso, da colpirmi da solo.
-Sicuramente la cultura che mi ha affascinato durante il mio primo viaggio a Tokyo. Niente manga o anime, se non i vecchi cartoni anni 80.

Com'è stato il primo impatto?
-Quello di un laureando in lingue orientali che dopo aver scalato il piedistallo per anni ed esser giunto all’obelisco di Balzar, si rende conto che il palazzo del Supremo è ancora molto in alto.
-Mi ha colpito il silenzio, la pulizia e l’ordine di Tokyo

Cosa ti piace di più del vivere qui?
-La sensazione che impegnandosi e migliorandosi gli obiettivi possono essere raggiunti.
-Ognuno si fa essenzialmente gli affari propri

Cosa ti piace meno?
-Le dodici ore di volo aereo che mi separano dall’Italia.
-La mancanza di contatto umano

Come si mangia?
-Piadina Akasaka! A soli 5 minuti a piedi dall’ uscita 1 della stazione metro di Akasaka a Tokyo, chiusa soltanto di Domenica! L’amico Mino è gentile e parla benissimo anche italiano!
-Benissimo!

Le ragazze sono davvero così carine come molti credono?
-Devo ammettere che non sono davvero così carine come pochi credono.
-Mah ci sono quelle carine ma come ce ne sono in Italia con la differenza che qua sono tutte piatte come tavole!

I ragazzi sono davvero così dolci e protettivi come si vede negli anime e nei dorama?
-Sono sicuramente molto dolci e protettivi con le ragazze che vedono negli anime e nei dorama!
-Ovviamente dipende dalle persone, ma sarà che a me i rammolliti da anime e drama non sono mai piaciuti

È vero che è più facile rimorchiare per gli stranieri?
-Mi permetto di allegare il link ad un breve articolo estremamente esplicativo su questo argomento:
www.therisingwasabi.com/sex-god-arrives-in-japan-doesnt-even/
-Per gli uomini stranieri sì, solo le donne giapponesi che devono sfoggiare il bellimbusto straniero. Non vale molto al contrario

È vero che i giappi ce l'hanno piccolo?
-Strano, ero sicuro di aver visto una domanda qui... passerò alla prossima!
-No comment

Sabrina vicino ad una zucca gigante con i punti neri,
 probabilmente residuo delle radiazioni di Fukushima

Hai avuto storie o relazioni con ragazzi/e giapponesi?
-はい!(ndr Sì)
-Qualcuna

È vero che la cultura è molto maschilista?
-Renho Murata è un segnale positivo verso il cambiamento! ...vero? (ndr Renhō è stata la prima donna a guidare uno dei maggiori partiti giapponesi nel 2016)
-Non nel mio caso però so di ragazze straniere con mariti giapponesi che ne risentono da quel punto di vista

...e razzista?
-Sarete stranieri dal primo all’ultimo giorno che passerete in Giappone!
-Non è detto, diciamo che sono diffidenti con gli stranieri a volte

I treni sono davvero così puntuali?
-È una cattiva abitudine che dovrete dimenticare quando tornerete in Italia...
-Direi di sì soprattutto paragonati a quelli italiani

Quanto è importante conoscere la lingua giapponese per vivere lì?
-Personalmente credo sia imprescindibile se si vuole vivere in Giappone, sebbene non sia indispensabile per certi tipi di lavoro.
-Molto! Non puoi vivere a pieno la cultura ed essere totalmente accettato se non dimostri di voler imparare la lingua 

...e l'inglese?
-Se vorrete socializzare con persone di nazionalità diversa da quella giapponese, direi che è proprio necessario!
-L’inglese è comodo ma se vai in Giappone devi essere disposto ad imparare il giapponese

È facile trovare lavoro in Giappone?
-Può sembrare molto difficile ma tra tutte le persone che ho conosciuto, quelle che veramente volevano rimanere, alla fine un modo per restare l’hanno trovato.
-Part time sì, full time con tanto di visto lavorativo non facilissimo ma possibile

Tu che lavoro fai?
-Per adesso il modello.
-Lavoro in un’agenzia di studio all’estero e mi occupo del lato marketing 

Come hai trovato il tuo lavoro?
-Ho incontrato un editore di una rivista di moda davanti la statua di Hachiko a Shibuya, ero arrivato da poche ore in Giappone, ed abbiamo iniziato una collaborazione mensile. È stata la prima di una lunga serie di opportunità che non mi sono lasciato scappare.
-Sono arrivata in Giappone per studiare giapponese tramite questa agenzia e il mio attuale datore di lavoro mi contattò per lavorare nella sua azienda.

Raccontaci la cosa più strana che ti è capitata lavorando in Giappone
-Gridare “Kamehameha” e “Makankosappo” davanti ad una telecamera in una piccola stanzetta buia mentre due serissimi produttori di videogiochi giapponesi giudicavano la mia performance.
-Non mi viene in mente nulla di strano. È il fatto stesso di lavorare con i giapponesi che è diverso dal nostro modo di lavorare 


Hai fatto altri lavori in Giappone?
-Ho lavorato per un breve periodo al ristorante di Armani a Ginza, accoglievo i clienti e li accompagnavo a tavola.
-Molti altri

È vero che in Giappone gli orari di lavoro sono estenuanti?
-La concezione che abbiamo noi italiani di lavoro è molto diversa da quella che hanno i giapponesi.
-Generalmente sì 

... e che bisogna avere un profondo e, delle volte, insensato rispetto per i superiori?
-Il profondo rispetto per il prossimo è quello che rende la società giapponese solida e vivibile a mio parere.
-Sì 

È vero che si possono prendere poche ferie?
-Non sono molto informato a riguardo, ma non credo di aver mai sentito parlare di questo tipo di problema qui!
-Solo 10 giorni all’anno per l’esattezza 

Si guadagna bene?
-Gli stipendi sono mediamente più alti di quelli italiani senza dubbio.
-3 volte più dell’Italia 

In rapporto all'Italia com'è il costo della vita?
-Qui a Tokyo costa tutto molto di più che altrove, fatta eccezione per manga e videogiochi! Evviva!
-Dipende dalle città ma non particolarmente più costoso 

Come sono gli italiani che vivono in Giappone?
-Ho conosciuto persone molto gentili ed interessanti che mi hanno sempre aiutato, direttamente ed indirettamente.
-Molti sono uomini in cerca di visto matrimoniale facile

Molti dicono che gli italiani in Giappone non sono solidali con i connazionali che vogliono trasferirsi lì. Vero o falso?
-Falso!
-Vero 

Alcune pubblicità di Giuseppe in giro per la città

Ti manca la tua famiglia?
-È il sacrificio principale che dovrà fare chiunque decida di trasferirsi cosi lontano da casa.
-Un po’ certo 

È vero che i giappi sono molto formali ed un po' freddi?
-Quando sono sobri.
-Sì ma è il bello della loro cultura 

È difficile conoscere nuove persone?
-Al contrario, è facile incontrare persone da ogni parte del mondo qui!
-Conoscerle no, mantenere le amicizie sì 

Cosa hai trovato qui che l'Italia non offre?
-Possibilità.
-Lavoro, indipendenza economica, rispetto delle regole, contratto di lavoro regolare

Quanto vorresti rimanere in Giappone?
-Fino a quando le mie possibilità saranno esaurite!
-Non so

Pensi mai di mollare tutto e tornare in Italia?
-Mi piacerebbe che il mio paese mi mettesse in condizione di poter un giorno fare una scelta del genere!
-È capitato ma non sono mica scema 

Cosa consiglieresti a chi vuole provare un'esperienza di vita in Giappone?
-Ci saranno moltissime occasioni in cui vorrete tirarvi indietro per timore o inadeguatezza. Non fatelo mai!
-Di farla che sia per breve o lungo tempo perché si cresce tanto e cambia sicuramente la vita e la visione delle cose 

Saluta i nostri lettori in giapponese
-チャオ!!!
-皆さん、ここまで読んでくれてありがとうございました。


Ringraziamo ancora Giuseppe e Sabrina che si sono prestati a questo mio capriccio: ciao grandi, ci vediamo presto per offrirvi una bevuta, ve la devo!
Per tutti voi altri, sapete cosa fare: come al solito, condividete, "piacete", mettete pollicioni 👍, schiacciate pulsanti a caso e fate tanto casino come piace a noi! Aiutate questo circo a sopravvivere.