lunedì 6 marzo 2017

IL FAMOSISSIMO WC GIAPPONESE


IL WC GIAPPONESE

Alta ingegneria robotica o trappola mortale?


In occidente il Giappone è famoso per tanti aspetti, ma tre su tutti: il cibo, manga e... i suoi wc super tecnologici.

È innegabile che chiunque viaggi in Giappone non veda l'ora di provarne uno.
Perché?
Perché è la nuova frontiera del fare la cacca e tutti sappiamo quanto sia importante e mistico quel momento di profondo raccoglimento con noi stessi.
Le mie migliori intuizioni sono venute durante sedute prolungate sul trono di ceramica; quel momento in cui, raccolto in me stesso, "partorivo" massime che nemmeno Socrate.

In Giappone poi, la cacca, è una vera star!
Protagonista immancabile in molti anime, presenza continua come emoticon nelle varie app di messaggi e vera star negli scherzi televisivi.
A Tokyo esiste persino un museo della cacca.
Giuro: un museo in cui viene descritta la storia fisiologica della cacca e ne vengono descritti gli aspetti. Alta cultura!
Chi ci è stato ha raccontato che sia un posto davvero educativo; non ne dubito conoscendo i giapponesi, ma rimane comunque una cosa abbastanza singolare.

Arale e la cacca

museo della cacca a Tokyo

Ma non divaghiamo...
La prima volta che andai in Giappone, appena messo piede in suolo nipponico, il mio pensiero fisso era uno ed uno solo: voglio provare il wc tecnologico giapponese. 'Sti cazzi Tokyo Tower, Ueno Park o Shibuya! Datemi un wc!
Appena arrivato in appartamento entrai subito in modalità NON CI SONO PER NESSUNO, silenziai il cellulare, luci soffuse e... ci siamo!
I WC generalmente non si trovano in bagno, hanno una sistemazione tutta loro, in modo da non obbligare chiunque entri in bagno ad assaporare i potenti miasmi. In genere sono messi in una sorta di piccolo sgabuzzino di un metro quadro con una finestrella in alto. Era proprio lì che stava il mio sacro graal.
Tecnologico, plasticoso ed elettronico; in tutto il suo splendore.
"Devo sedermici su!" pensai.

La prima sensazione fu di puro stupore: la tavoletta era riscaldata ed emanava un piacevole tepore. Quanta grazia!
Notai una console con comandi sulla destra: era piena di figure, simboli, scritte e pulsanti.
L'emozione era palpabile; sembravo un bimbo che scartava un pacco dono.
"Voglio spingerli tutti" pensai!
E lo feci!
Ma andiamo per gradi:
Ci sono due figure che rappresentano uno spruzzo d'acqua. La prima rosa e la seconda azzurra.
L'associazione colore-sesso era abbastanza scontata ma... e se i giappi avessero voluto regalarci delle sorprese?
Dubbi attanaglianti a parte, iniziai con il blu per andare sul sicuro, essendo io appartenente al sesso maschile.

Premetti il pulsante.
Uno strano suono elettronico (come di un braccio robotico che si muove) proruppe nella quiete.
zzzzzzzz...
Stupro!
Era in atto uno stupro in tutto e per tutto.
Mi sentii violato.
La mia faccia cambio espressione tre volte nell'arco di 30 secondi; all'incirca un'espressione ogni 10 secondi.
😨 ➡ 😶 ➡ 😏

Un getto d'acqua calda si dedicava alla pulizia: in pratica l'equivalente del nostro bidet.
Lì per lì mi sembrò poco igienico ma di sicuro effetto.
Turbato ma non provato dall'accaduto, la mia infinita curiosità non era ancora appagata.
E il pulsante rosa?
Non potevo non premerlo... era lì, a portata di dito.
Risultato: sifonata sui maroni. Poco piacevole ed effetto pistolettata ad acqua "super liquidator" un po' ovunque. 'Na tragedia.
La differenza tra i due sta solo nella diversa altezza in cui si ferma il braccetto meccanico che fuoriesce e che spruzza l'acqua.
Il blu più posteriormente mentre il rosa anteriormente.


Ma tutti gli altri pulsanti?
Alcuni attivavano e disattivavano il riscaldamento della ciambella, altri ne regolavano la temperatura, altri ancora controllavano la temperatura e la potenza del getto d'acqua ed alcuni, invece, attivavano una musica di sottofondo (ruscello, sottofondo boscoso, ecc) in grado di coprire i rumori corporei. Vi erano anche pulsanti di accensione e spegnimento ed altri che apparentemente non servivano a nulla (ma solo apparentemente).
Inoltre, sopra la vaschetta dello sciacquone, vi era un rubinetto dalla quale, una volta scaricato, usciva dell'acqua con cui era possibile sciacquarsi le mani; acqua che successivamente andrà a riempire di nuovo la vaschetta e sarà disponibile per il successivo scarico. In questo modo lo spreco è ridotto al minimo.

WC con lavandino sopra la vaschetta dello scarico

Mi sentivo un astronauta ed il wc era il mio space shuttle.
Ma nonostante l'esperienza ai limiti dell'assurdo, il wc tecnologico, quella sensazione di esotico barra robotico, mancava ancora qualcosa.
La sensazione di incompletezza mi attanagliava e non ne capivo il motivo. Che succedeva? Qual era il mio disagio?
Cosa diamine mancava?
L'angoscia saliva ed io non capivo...
Per tutte le cacche del mondo! La carta igienica!
Il rullo era vuoto!
Maledetti fogli di carta a strati! La soffice e paffuta compagna di ogni seduta, era finita; ed io ero nella ...